Materiali integrativi

Immagini e mappe a colori

Le immagini del volume in formato digitale, a colori e ad alta leggibilità.

Questa sezione raccoglie le immagini richiamate nel libro, presentate nell’ordine in cui compaiono nel volume. Le versioni digitali permettono di consultare con maggiore chiarezza mappe, fotografie, ritagli di stampa e materiali documentali che nell’edizione cartacea, stampata in formato A5 e in bianco e nero, possono risultare meno leggibili.

Nota sulla consultazione

Le immagini sono pubblicate come supporto integrativo alla lettura del volume e mantengono i riferimenti ai capitoli e ai paragrafi in cui vengono richiamate.

Cliccando sulle miniature è possibile aprire la versione ampliata dell’immagine. Nella finestra di visualizzazione viene mostrato il solo titolo della didascalia, per rendere più agevole la consultazione anche quando il testo della didascalia è particolarmente esteso.

I materiali sono resi disponibili esclusivamente a fini di consultazione, critica, analisi e documentazione storica.

Capitolo 1 – Breve panoramica della vicenda

Immagini richiamate nel volume.

Mappa dei luoghi degli otto duplici omicidi del Mostro di Firenze (1968–1985)

Ogni punto rosso indica una delle piazzole in cui si consumarono gli otto duplici omicidi. I luoghi risultano concentrati prevalentemente nell’area compresa tra Firenze, Prato e il Chianti; a questi si aggiungono due episodi nel Mugello (Rabatta e Vicchio) e uno, più isolato, a Baccaiano. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google

Nel volume: Capitolo 1 – Breve panoramica della vicenda, paragrafo “Verità processuali e interrogativi ancora aperti”.

Capitolo 3 – Il duplice omicidio del 1974: i fatti

Immagini richiamate nel volume.

Fotografia del luogo del delitto del 1974

Il duplice omicidio di Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore avvenne nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1974 in località Le Fontanine di Rabatta, nel Mugello. In primo piano è visibile la Fiat 127 delle vittime, con il finestrino del guidatore infranto; sullo sfondo, investigatori e personale medico impegnati nei rilievi. L’immagine documenta il luogo isolato dell’aggressione e il contesto rurale dell’area, elementi che possono aver favorito l’azione indisturbata dell’omicida. Fonte: sito Curiosando negli anni 60 70 80 90 (riproduzione a bassa risoluzione, utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica).

Nel volume: Capitolo 3 – Il duplice omicidio del 1974: i fatti, paragrafo “Numero e classificazione delle ferite mortali di Stefania Pettini”.

Distribuzione delle principali ferite sul corpo di Stefania Pettini

L’immagine mostra la localizzazione e la tipologia delle principali lesioni rilevate sul corpo. Sono rappresentate esclusivamente alcune ferite significative per la ricostruzione forense: non sono incluse le numerose ferite da difesa su mani e braccia, né la totalità delle lesioni addominali, pubiche e interne alle cosce, di numero sensibilmente superiore rispetto a quelle qui riportate. Nello specifico, la figura evidenzia: • due sfregi al volto, causati da arma bianca, inferti di taglio mentre la vittima era ancora in vita; • alcune ferite all’emitorace sinistro, provocate da arma bianca, inferte di punta, anch’esse in vita e ritenute mortali secondo le fonti medico-legali richiamate; a titolo esemplificativo nella figura ne sono rappresentate solo quattro; • tre ferite da arma da fuoco, nessuna delle quali mortale, localizzate a livello del ginocchio destro (ferita trasfossa, con foro di uscita non evidenziato in figura), della gamba destra (ferita penetrante con proiettile ritenuto a livello della tibia) e del fianco destro, in sede epatica (quest’ultima multipla, causata da schegge); • ferite peri-mortem e post-mortem in zona addominale e pubica, da arma bianca, inferte di punta, con evidenziata una doppia distribuzione: a concavità verso l’alto per quelle superiori, verso il basso per quelle inferiori (linee gialle); • ferite peri-mortem e post-mortem all’interno delle cosce, anch’esse da arma bianca, inferte di punta. Le ferite inferte in vita sono rappresentate in rosso, quelle peri e post-mortem in grigio. Le icone distinguono inoltre tra lesioni da arma da fuoco e da arma bianca, inferte sia di taglio che di punta, senza indicazioni su profondità e direzione, che richiederebbero una trattazione tecnico-anatomica più dettagliata. L’insieme delle lesioni – per numero, localizzazione e insistenza anatomica – ha portato gli esperti a ipotizzare una componente rituale e una significativa carica simbolica; elementi che riemergeranno nei delitti successivi del Mostro di Firenze.

Nel volume: Capitolo 3 – Il duplice omicidio del 1974: i fatti, paragrafo “Prime incisioni: dalla ferocia al rituale”.

Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze

Immagini richiamate nel volume.

Fotografia della scena del duplice omicidio di Rabatta (1974), con la Fiat 127 utilizzata da Pasquale Gentilcore in primo piano

L’immagine mostra la presenza di numerose persone attorno al veicolo e soprattutto nell’area circostante, in termini coerenti con le deposizioni che riferiscono di una rapida formazione di calca sul luogo del delitto. Fonte: La Nazione, archivio online (immagine riprodotta in bassa risoluzione e utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica). https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/mostro-c919111a.

Nel volume: Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze, paragrafo “La gestione della scena del crimine”.

Immagine che riproduce un articolo di stampa dell’epoca

Fonte: sito Curiosando negli anni 60 70 80 90 (riproduzione a bassa risoluzione, utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica).

Nel volume: Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze, paragrafo “Le ferite, i bossoli e lo spostamento dell’auto”.

La borsetta di Stefania Pettini al momento del ritrovamento

Il fotogramma mostra la borsa come si presentava nel campo di granturco al momento del rinvenimento: quasi interamente occultata dalla vegetazione e collocata ad alcuni metri dal ciglio stradale, in corrispondenza di un dislivello tra la strada comunale e il terreno agricolo sottostante. Le due frecce rosse ne indicano la posizione. La visibilità estremamente ridotta è compatibile con l’ipotesi che l’oggetto non fosse individuabile dalla carreggiata, elemento coerente con una segnalazione proveniente da qualcuno che conosceva esattamente il punto nel quale la borsetta si trovava. Poiché si intravede il manico (indicato dalla freccia rossa in basso), si ritiene che si tratti della fotografia alla quale fa riferimento il Pubblico Ministero durante la deposizione del Maresciallo Sciarra, nell’udienza del 27 aprile 1994. Fonte: fotogramma tratto dal video della deposizione del Maresciallo Mario Sciarra al processo Pacciani (Mostro di Firenze PP – Maresciallo Mario Sciarra sul ritrovamento della borsa di Stefania Pettini), pubblicato sul canale YouTube @InsufficienzadiProve (fotogramma a bassa risoluzione tratto da contenuti YouTube, riprodotto esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica; immagine elaborata per migliorarne la visibilità).

Nel volume: Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze, paragrafo “La ricerca della borsetta, la telefonata anonima e il ritrovamento”.

Schema illustrativo della posizione della borsetta di Stefania Pettini nel campo di granturco.

Diagramma semplificato, non in scala, realizzato per mostrare la disposizione spaziale tra la strada comunale, il dislivello del terreno e il punto in cui fu ritrovata la borsetta. Nella realtà, la borsetta si trovava a circa 5 metri dal ciglio stradale: in quella distanza si trovavano verosimilmente almeno 6 o 7 filari di granturco. L’immagine ha funzione puramente esplicativa.

Nel volume: Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze, paragrafo “Analisi della vegetazione che circondava la borsetta”.

Campo di granturco maturo in fase pre–raccolta.

Le piante, alte e ravvicinate, formano una barriera visiva naturale che può ridurre drasticamente la possibilità di vedere il suolo sottostante. Nel caso in esame, a ciò si aggiungerebbe, secondo le deposizioni, un dislivello tra strada e campo: in tali condizioni, un passante avrebbe potuto scorgere solo la parte alta delle piante, mentre il terreno e qualsiasi oggetto al suo interno sarebbero rimasti con maggiore probabilità occultati alla vista. Fonte: sito High Plains Journal (riproduzione a bassa risoluzione tratta da contenuti editoriali online, riprodotta esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica).

Nel volume: Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze, paragrafo “Analisi della vegetazione che circondava la borsetta”.

Capitolo 5 – L’ipotesi di depistaggio

Immagini richiamate nel volume.

Mappa dell’area del delitto e dei luoghi di ritrovamento della borsetta e del reggiseno (quest’ultimo non documentato negli atti consultati)

La mappa evidenzia i possibili percorsi seguiti dall’autore del crimine, sia nell’ipotesi di abbandono della sola borsetta, sia in quella che contempla anche il reggiseno. In entrambi gli scenari, il tragitto suggerisce un possibile ritorno sui propri passi e una fuga in direzione opposta rispetto a quella che gli inquirenti avrebbero potuto supporre sulla base del ritrovamento degli oggetti. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 5 – L’ipotesi di depistaggio, paragrafo “La messinscena attraverso gli oggetti”.

Capitolo 6 – Verso un identikit dell’omicida

Immagini richiamate nel volume.

Possibile percorso in auto della coppia

Uno dei tracciati compatibili con il tragitto seguito quella sera da Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini: circa 3 km da Pesciola fino alle Fontanine di Rabatta. Tempo di percorrenza stimato: circa 5 minuti. Elaborazione grafica su base Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 6 – Verso un identikit dell’omicida, paragrafo “Dove e quando l’omicida ha intercettato la coppia?”.

Alternativa viaria al percorso in auto

Un secondo tracciato possibile: circa 3,5 km, con tempo di percorrenza stimato simile (circa 5 minuti). Elaborazione grafica su base Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 6 – Verso un identikit dell’omicida, paragrafo “Dove e quando l’omicida ha intercettato la coppia?”.

Possibile percorso a piedi dell’autore del crimine

Se l’omicida fosse stato un vicino di casa di Stefania, avrebbe potuto raggiungere il luogo del delitto a piedi, senza l’ausilio di un mezzo. Percorso stimato: 2,5 km. Tempo di percorrenza stimato: circa 39 minuti. Elaborazione grafica su base Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 6 – Verso un identikit dell’omicida, paragrafo “Dove e quando l’omicida ha intercettato la coppia?”.

Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano

Immagini richiamate nel volume.

Scena del crimine di Baccaiano, notte tra il 19 e il 20 giugno 1982

La Seat 147 delle vittime è visibile sulla sinistra della carreggiata, con le ruote posteriori nel fossato. La portiera lato passeggero risulta aperta, dettaglio significativo per le successive ricostruzioni investigative. L’immagine documenta chiaramente la posizione dell’auto rispetto alla strada, evidenziando anche l’esposizione della piazzola dove si era appartata la coppia. Questo elemento appare coerente con l’ipotesi che l’autore abbia agito in condizioni di rischio e si sia verosimilmente nascosto nei dintorni prima di allontanarsi senza essere visto. Fonte: sito A Crime To Remember (riproduzione a bassa risoluzione, utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica).

Nel volume: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano, paragrafo “Il duplice omicidio”.

Mappa generale dell’area di Baccaiano (Montespertoli), luogo del duplice omicidio del 19 giugno 1982

La piazzola in cui fu aggredita la coppia si trovava lungo la via Virginio Nuova, in un tratto non isolato. Nei minuti successivi al delitto, due autovetture transitarono nella zona: una procedeva verso Baccaiano, mentre l’altra percorreva via Virginio Nuova in senso opposto, da Baccaiano verso il bivio per Poppiano. Tutti i passeggeri notarono l’auto delle vittime con le ruote posteriori nel fossato, ma inizialmente pensarono a un semplice incidente stradale. Solo dopo aver proseguito e poi deciso di tornare indietro, si fermarono e scesero dai veicoli per controllare: fu allora che si resero conto della gravità della situazione. Questo dettaglio evidenzia la presenza di testimoni e il rischio concreto corso dall’omicida, che verosimilmente si allontanò rapidamente, prima dell’arrivo dei soccorsi e delle forze dell’ordine. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano, paragrafo “Il racconto della scoperta del crimine”.

Mappa dettagliata della zona immediatamente circostante il luogo del delitto di Baccaiano

La mappa evidenzia la posizione della piazzola di sosta lungo via Virginio Nuova, dove fu aggredita la coppia, e il bivio per Poppiano, punto di riferimento essenziale per ricostruire i movimenti dei testimoni. La distanza tra il luogo del delitto e il bivio per Poppiano è di circa 550 metri; Marini e Bartalesi udirono gli spari prima di raggiungere quel punto, e decisero di invertire la marcia solo dopo essere arrivati al bivio, per tornare a controllare l’auto notata poco prima nel fossato. Questo segmento stradale, in lieve discesa da Baccaiano verso Fornacette e privo di illuminazione pubblica, è cruciale per comprendere il margine temporale estremamente ridotto di cui l’omicida disponeva per allontanarsi. Il contesto morfologico e viario rafforza l’ipotesi che l’autore del delitto possa essersi nascosto nelle immediate vicinanze, in attesa che i testimoni si allontanassero. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano, paragrafo “Il racconto della scoperta del crimine”.

Distanza tra il luogo del delitto e il bivio per Poppiano

Mappa di dettaglio del tratto di via Virginio Nuova compreso tra il luogo del delitto di Baccaiano e il bivio per Poppiano. L’immagine evidenzia la distanza di circa 550 metri tra la piazzola in cui fu aggredita la coppia e il punto in cui Marini e Bartalesi decisero di invertire la marcia per tornare a controllare l’auto notata poco prima nel fossato. Questo riferimento spaziale è rilevante per le stime cronologiche sviluppate nel capitolo 7, in particolare per valutare i tempi di percorrenza delle auto, il momento in cui i testimoni udirono i colpi e il margine temporale di cui l’autore poteva disporre prima dell’arrivo dei primi soccorritori sulla scena. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano, paragrafo “Dalle testimonianze alla cronologia degli eventi”.

Beretta Serie 70 in calibro .22 L.R.

Esemplare a canna corta identificato come M71. Foto: Beretta M71 .22 Long Rifle.jpg, Stefmarmilitaria, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 (immagine non modificata).

Nel volume: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano, paragrafo “La Beretta calibro .22 Long Rifle: rumorosità e udibilità a Baccaiano”.

Beretta Serie 70 in calibro .22 L.R.

Esemplare a canna lunga (modello comunemente identificato come 75). Foto: Beretta 75 – .22LR.jpg, Marcoperugia, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 (immagine non modificata).

Nel volume: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano, paragrafo “La Beretta calibro .22 Long Rifle: rumorosità e udibilità a Baccaiano”.

Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze

Immagini richiamate nel volume.

Mappa della zona della Boschetta, dove si consumò il duplice omicidio del 1984

Il luogo del delitto era una piazzola appartata, lungo la strada provinciale SP41 (nota anche come “Sagginalese”), a circa quattro chilometri a sud-ovest di Vicchio. L’area, immersa nella vegetazione e non visibile dalla strada principale, era accessibile solo tramite un viottolo sterrato lungo circa sessanta metri. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze, paragrafo “Il duplice omicidio”.

Copertina del fumetto “L’assassino del bisturi”

Pubblicato all’inizio del 1982 all’interno della collana Attualità Gialla, il fumetto mescola suggestioni erotiche e criminali ispirate ai delitti attribuiti al Mostro di Firenze. Il protagonista si chiama “Farini”, nome che riappare in modo non privo di rilievo nella telefonata anonima ricevuta dai Carabinieri di Borgo San Lorenzo nella notte dell’omicidio di Vicchio, nel 1984. Tra i dettagli narrativi che possono colpire figurano l’escissione del pube e dei seni e, nel finale, la morte dell’assassino in un incidente con un autocarro: elementi che possono richiamare, per alcuni aspetti, la dinamica dei delitti reali e l’eventuale valenza simbolica della telefonata del “Farini”. Fonte: ok!Mugello — Mostro di Firenze: Una strana telefonata nella notte (copertina riprodotta a bassa risoluzione esclusivamente per finalità di critica e documentazione; diritti riservati ai rispettivi detentori).

Nel volume: Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze, paragrafo “Il significato della telefonata: beffa, depistaggio o “firma”?”.

Il confine tra i due comuni.

La mappa mostra come la piazzola delle Fontanine di Rabatta — luogo del duplice omicidio del 1974 — ricada formalmente nel territorio di Borgo San Lorenzo, pur trovandosi a poche decine di metri dalla linea di confine con il comune di Vicchio, evidenziata in rosso. Un dettaglio topografico utile per contestualizzare l’area d’azione dell’omicida. Elaborazione grafica su base cartografica di OpenStreetMap. Dati cartografici: © OpenStreetMap contributors — Licenza ODbL 1.0.

Nel volume: Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze, paragrafo “Vicchio, Rabatta e la mappa del sospetto”.

Mappa della porzione di Mugello teatro di due duplici omicidi del Mostro di Firenze

Sono evidenziate: in alto a sinistra, la piazzola delle Fontanine di Rabatta, dove avvenne il delitto del 1974; in basso a destra, la piazzola della Boschetta, nei pressi del fiume Sieve, dove avvenne il duplice omicidio del 1984. Elaborazione grafica su base cartografica di Google Maps. Dati cartografici: © Google.

Nel volume: Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze, paragrafo “Vicchio, Rabatta e la mappa del sospetto”.

Capitolo 10 – Il silenzio dopo la sfida

Immagini richiamate nel volume.

Pagina del quotidiano La Nazione dedicata all’invio del reperto anatomico alla dottoressa Silvia Della Monica dopo il duplice omicidio di Scopeti (1985)

L’articolo, intitolato “Mostro: l’orrore arriva per posta”, documenta la rapida trasformazione del gesto in fatto mediatico e mostra come esso venisse letto fin da subito non solo come sfida investigativa, ma anche come intervento sul piano simbolico e narrativo. Fonte: Insufficienza di prove (blog), immagine riprodotta a bassa risoluzione e utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica. https://insufficienzadiprove.blogspot.com/.

Nel volume: Capitolo 10 – Il silenzio dopo la sfida, paragrafo “Dalla sfida al controllo della narrazione”.

Ritaglio del quotidiano La Nazione del 29 settembre 1985, dal titolo “Altro errore del mostro” e sottotitolo “La notte del delitto tutte le strade erano controllate e la sua auto potrebbe essere stata segnalata da un casellante”

Una fotocopia di questo articolo, con la frase dattiloscritta “Uno a testa vi basta”, venne inserita in almeno due delle tre lettere recapitate ai magistrati impegnati nelle indagini. Ritaglio del quotidiano La Nazione del 29 settembre 1985, dal titolo “Altro errore del mostro” e sottotitolo “La notte del delitto tutte le strade erano controllate e la sua auto potrebbe essere stata segnalata da un casellante”. Una fotocopia di questo articolo, con la frase dattiloscritta “Uno a testa vi basta”, venne inserita in almeno due delle tre lettere recapitate ai magistrati impegnati nelle indagini. Fonte: Insufficienza di prove (blog), immagine riprodotta a bassa risoluzione e utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica. https://insufficienzadiprove.blogspot.com/.

Nel volume: Capitolo 10 – Il silenzio dopo la sfida, paragrafo “Dalla sfida al controllo della narrazione”.

Appendice B – Collegamenti investigativi e nuove prospettive: l’ipotesi dell’Uomo del Mugello

Immagini richiamate nel volume.

Schizzo del 1984 collegato al delitto di Vicchio

Elaborato nel 1984 dai Carabinieri di Borgo San Lorenzo, nell’ambito delle indagini sui delitti attribuiti al Mostro di Firenze, sulla base della testimonianza di Bardo Bardazzi. Il testimone dichiarò di aver notato, nel proprio bar, un uomo che osservava insistentemente Pia Rontini e Claudio Stefanacci e che, subito dopo la loro uscita, si era allontanato nella stessa direzione, dando l’impressione di volerli seguire. Lo schizzo venne acquisito come elemento investigativo nel contesto delle indagini sul delitto di Vicchio. Fonte: pagina Wikipedia – Mostro di Firenze (riproduzione a bassa risoluzione di materiali presentati come processuali, utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica).

Nel volume: Appendice B – Collegamenti investigativi e nuove prospettive: l’ipotesi dell’Uomo del Mugello, paragrafo “Le dichiarazioni di Paolo Cochi: intervista video del 12 luglio 2024”.

Fotofit del 1985 collegato al delitto degli Scopeti

Realizzato nel 1985 dalla Polizia Scientifica sulla base delle dichiarazioni del testimone Uras, il quale riferì di aver visto un uomo sospetto nei pressi del luogo del delitto di Scopeti, dove furono uccisi Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili. Per quanto risulta dalle ricostruzioni disponibili, si tratterebbe del terzo identikit diffuso nell’ambito delle indagini, dopo quelli elaborati a seguito degli omicidi di Calenzano e di Vicchio, e costituisce una delle immagini più note utilizzate nelle indagini sul Mostro di Firenze. Fonte: tag24.it – Mostro di Firenze, la pista del Rosso del Mugello (riproduzione a bassa risoluzione di materiali presentati come processuali, utilizzata esclusivamente per finalità di critica, analisi e documentazione storica).

Nel volume: Appendice B – Collegamenti investigativi e nuove prospettive: l’ipotesi dell’Uomo del Mugello, paragrafo “Le dichiarazioni di Paolo Cochi: intervista video del 12 luglio 2024”.

Sito in fase di allestimento. I contenuti attualmente visibili hanno carattere provvisorio; le sezioni dedicate ai materiali integrativi saranno pubblicate e aggiornate progressivamente.