Il libro
Mostro di Firenze: l’errore di Rabatta affronta un aspetto poco indagato della vicenda
del Mostro di Firenze: il possibile depistaggio
legato al duplice omicidio di Rabatta del 1974 e,
in particolare, la telefonata anonima che permise il ritrovamento della borsetta di Stefania Pettini.
Muovendo da questo elemento, il volume sviluppa un’analisi documentale e comparativa che torna
alla fase iniziale delle indagini, prima dei principali processi legati alla vicenda del Mostro di Firenze:
dal procedimento a Pietro Pacciani al filone dei cosiddetti Compagni di Merende, fino alle successive
indagini sui presunti mandanti. Da questa prospettiva, il saggio propone una chiave interpretativa
sull’intera serie dei delitti. Al centro dell’analisi vi è l’approfondimento sistematico del cosiddetto
“errore di Rabatta”, espressione con cui l’autore indica l’ipotesi di un possibile depistaggio deliberato
da parte dell’omicida.
L’opera è il risultato di otto anni di ricerca continua su fonti primarie, atti giudiziari,
verbali, perizie e materiali investigativi, con particolare attenzione alla verifica incrociata
dei documenti e ai collegamenti organici tra Rabatta, Baccaiano, Vicchio e gli altri delitti attribuiti
al Mostro di Firenze.
Percorso di ricerca
Da dove nasce il percorso del libro
Una sezione dell’intervista all’autore chiarisce il rapporto tra il volume e alcune
ricerche precedenti: l’ipotesi sulla borsetta di Stefania Pettini e sulla telefonata anonima,
incontrata nel libro di Valerio Scrivo, e la pista dell’Uomo del Mugello sviluppata da Paolo Cochi.
Il libro nasce dal tentativo di riprendere quei nuclei di riflessione, verificarli attraverso
atti, deposizioni e documenti, e valutarne la portata nel quadro complessivo della serie.