Perché tornare proprio al delitto di Rabatta del 1974?
Il delitto di Rabatta occupa una posizione particolare nella vicenda del Mostro di Firenze.
Non perché consenta, da solo, di sciogliere tutti i nodi della serie, ma perché in quella scena
del crimine convivono elementi che nei delitti successivi diventeranno ricorrenti — l’uso
combinato della pistola e dell’arma bianca, la violenza estrema sul corpo della vittima
femminile — e altri aspetti più specifici del 1974, a cominciare dalla borsetta di
Stefania Pettini e dalla telefonata anonima che ne rese possibile il ritrovamento.
C’è però anche una ragione che riguarda la genesi stessa del libro. L’ipotesi che attribuisce
a quella borsetta e alla telefonata un significato non marginale l’ho incontrata nel volume
Il Mostro di Firenze esiste ancora di Valerio Scrivo. È attraverso quel libro, e soltanto
attraverso quel libro, che io ne ho avuto conoscenza. Non so se altri l’avessero formulata prima
di lui; a me non risulta. Per questo nel mio volume riconosco esplicitamente a Scrivo il merito
di quell’intuizione. Mi è sembrata importante e, a mio avviso, ingiustamente sottovalutata:
da qui è nato il tentativo di portarla al centro del dibattito e di verificarne la tenuta attraverso
i documenti e alcuni approfondimenti tecnici.
Che cosa rende centrale la borsetta di Stefania Pettini?
La borsetta di Stefania Pettini è il dettaglio da cui nasce il percorso del libro. Non tanto
per la sua sottrazione dalla scena del crimine, quanto per le modalità del successivo
ritrovamento, avvenuto dopo una telefonata anonima ai Carabinieri. È un elemento piccolo solo
in apparenza, perché apre una domanda semplice ma decisiva: chi poteva sapere dove si trovava
quell’oggetto?
Il punto, però, non è assumere come vera l’interpretazione dalla quale sono partito. È metterla
alla prova. Per questo sono tornato agli atti e alle deposizioni, cercando di ricostruire il più
precisamente possibile tempi, luoghi e circostanze del ritrovamento. La risposta non viene
proposta come certezza, ma come ipotesi critica da verificare: è da questo lavoro che nasce
l’espressione “errore di Rabatta”.
Perché nel libro hanno tanto peso gli atti e le fonti?
In un caso così stratificato, attraversato da processi, ipotesi investigative, ricostruzioni
giornalistiche e narrazioni spesso molto diverse tra loro, il primo problema è distinguere
ciò che risulta dagli atti da ciò che è stato ipotizzato o raccontato nel tempo. Per questo
il libro torna continuamente a verbali, deposizioni processuali, perizie, sentenze,
documentazione investigativa e materiali verificabili.
Anche qui si colloca, a mio avviso, il contributo specifico del lavoro. Il libro di Scrivo ha
un respiro molto ampio e ricostruisce l’intera vicenda del Mostro di Firenze; io ho scelto di
restringere maggiormente il campo, tornando sulla sua intuizione attraverso la documentazione
ufficiale e affiancandovi, dove possibile, verifiche tecniche mirate. Verificare significa
anche essere disposti a precisare o a discutere alcuni passaggi delle ricostruzioni precedenti,
quando i documenti non consentono di considerarli acquisiti.
Non rivendico quindi una primogenitura che non mi appartiene: considero originale soprattutto
il tentativo di riportare al centro un’ipotesi che ritenevo importante e sottovalutata, di
verificarla documentalmente e tecnicamente e di svilupparla nei limiti consentiti dalle fonti.
Il sito nasce dalla stessa esigenza e mette a disposizione del lettore immagini, mappe, tabelle,
documenti giudiziari, fonti audiovisive e note metodologiche utili a seguire e controllare il
percorso del saggio.
Che rapporto c’è tra Rabatta, Baccaiano e Vicchio?
Rabatta, Baccaiano e Vicchio sono tre snodi importanti dell’analisi, ma non ho interesse a
presentare come esclusivamente mia l’idea che alcuni comportamenti successivi ai delitti
possano essere messi a confronto: anche Scrivo si era soffermato su questo terreno.
Il mio tentativo è stato piuttosto quello di riprendere quella linea interpretativa,
verificarla sistematicamente attraverso gli atti e svilupparne alcune possibili conseguenze.
Il punto non è forzare episodi diversi dentro una spiegazione precostituita. È chiedersi se,
osservati insieme e nel loro contesto, possano rivelare continuità di comportamento che meritano
di essere approfondite. Il volume prova a seguire questa domanda senza trasformarla in una strategia
dimostrata e senza andare oltre ciò che i documenti consentono di sostenere.
Perché le appendici sono una parte sostanziale del volume?
Le appendici non sono un semplice apparato finale. L’Appendice A raccoglie e mette a confronto
dati relativi agli otto duplici omicidi attribuiti al Mostro di Firenze: è una sezione pensata
per offrire una visione d’insieme, ordinata e consultabile, delle ricorrenze e delle anomalie
della serie. La versione estesa delle tabelle è disponibile su questo sito nella sezione
Tabelle del volume.
Le appendici successive allargano invece lo sguardo ad alcuni sviluppi più recenti. In
particolare, il percorso nato dalla verifica dell’ipotesi che avevo incontrato in Scrivo mi ha
portato a confrontarla con una linea di ricerca indipendente che negli ultimi anni ha avuto una
maggiore attenzione pubblica: quella dell’Uomo del Mugello, sviluppata da Paolo
Cochi e ripresa anche dalla RAI nella trasmissione FarWest.
Le due ipotesi nascono da punti di partenza diversi e il libro non sostiene che l’una dimostri
l’altra. Ho però ritenuto interessante mostrare come, in alcuni aspetti, possano arrivare a
sfiorarsi. Anche questo fa parte del contributo che ho cercato di dare: partire da un’intuizione
precedente, verificarla e approfondirla, e poi chiedermi se il percorso così costruito possa
dialogare con un’altra pista, senza trasformare una possibile convergenza in una conferma reciproca.
Una nota sul metodo: sine ira et studio
Il motto posto in apertura del volume indica il criterio generale del lavoro:
senza risentimento e senza parzialità. Significa provare a tenere insieme rigore
e prudenza, senza ignorare le verità giudiziarie ma senza considerarle automaticamente
sufficienti a spiegare l’intera vicenda del Mostro di Firenze.
Il metodo consiste nel tornare ai materiali disponibili, leggerli nel loro contesto
e distinguere costantemente tra fatti documentati, testimonianze, valutazioni processuali,
ipotesi investigative e interpretazioni critiche. Anche riconoscere con precisione ciò che
viene dalle ricerche precedenti e distinguerlo da ciò che il libro verifica, precisa o sviluppa
fa parte dello stesso metodo. È dentro questa distanza tra ciò che è stato accertato, ciò che
è stato ipotizzato e ciò che resta senza risposta che il libro prova a muoversi.
Nota finale
Le considerazioni contenute in questa pagina hanno carattere storico, critico e
documentale. Non intendono attribuire responsabilità personali ulteriori rispetto a
quanto accertato o discusso nelle sedi giudiziarie competenti, né sostituirsi agli
accertamenti compiuti nelle sedi proprie.