Mostro di Firenze · Mosciano 1981

Mosciano 1981: Carmela De Nuccio, Giovanni Foggi e il Mostro di Firenze

Il duplice omicidio di Mosciano di Scandicci, la prima escissione della regione pubica nella serie e il collegamento balistico con Rabatta 1974 che rese riconoscibile, per la prima volta, un collegamento fra due episodi.

A cura di Alessandro Fantini · 3 ottobre 2026 · Tempo di lettura: circa 7 minuti

In sintesi

Nella notte fra il 6 e il 7 giugno 1981, Carmela De Nuccio, vent'anni secondo la data di nascita riportata nella perizia De Fazio, e Giovanni Foggi, trent'anni, furono uccisi in località Mosciano, nel comune di Scandicci, mentre si trovavano appartati in una Fiat Ritmo.

Oggi Mosciano è considerato il terzo degli otto duplici omicidi collegati sul piano balistico alla serie del Mostro di Firenze. Il confronto con i reperti del delitto di Rabatta del 1974 rese riconoscibile per la prima volta, nel 1981, un legame fra due duplici omicidi della serie.

Scena del delitto di Mosciano di Scandicci con la Fiat Ritmo e gli investigatori sul posto
Mosciano di Scandicci, giugno 1981. Il luogo del duplice omicidio di Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi durante gli accertamenti successivi alla scoperta della scena; nell’immagine è visibile la Fiat Ritmo della coppia. Immagine d’archivio rielaborata digitalmente a partire da una copia a bassa risoluzione; autore e provenienza dell’originale non identificati nel materiale disponibile.

La posizione di Mosciano nella storia investigativa del caso è quindi diversa da quella attribuitagli dalla sola cronologia. Signa 1968 sarebbe stato ricondotto alla medesima arma soltanto nel 1982; nel giugno 1981 il precedente immediatamente riconosciuto dagli investigatori fu invece Rabatta, distante quasi sette anni.

Il duplice omicidio di Mosciano

La sera di sabato 6 giugno 1981 Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi, dopo avere cenato con la famiglia di lei, uscirono e raggiunsero le colline di Scandicci. La Fiat Ritmo sulla quale viaggiavano era ferma lungo una strada sterrata nella zona di Mosciano. Il delitto avvenne nel corso della notte fra sabato 6 e domenica 7 giugno; le fonti disponibili non consentono di fissare con certezza l'ora esatta dell'aggressione.

La mattina del 7 giugno il brigadiere di pubblica sicurezza Vittorio Sifone, che si trovava nella zona per una passeggiata con il figlio, notò l'automobile e il corpo della vittima maschile al suo interno; diede dunque l'allarme. Il successivo sopralluogo documentò una scena nella quale la posizione dei corpi, i reperti balistici e gli oggetti rinvenuti nei pressi della vettura costituirono i principali dati materiali di partenza.

La scena e i reperti

Giovanni Foggi fu trovato all'interno della Fiat Ritmo, sul sedile anteriore sinistro. Il corpo di Carmela De Nuccio si trovava invece sul terreno, a circa 10–12 metri dalla vettura. Il vetro della portiera anteriore sinistra risultava infranto.

Nei rilievi sono indicati sette bossoli Winchester calibro .22: tre all'interno dell'automobile e quattro all'esterno, sul lato sinistro. Il numero dei bossoli repertati non coincide necessariamente con il numero complessivo dei colpi esplosi né con quello dei proiettili che raggiunsero le vittime.

In prossimità del lato sinistro dell'auto fu trovata anche la borsetta di Carmela, con diversi oggetti del suo contenuto dispersi sul terreno. La presenza della borsa e degli oggetti è un dato della scena; la dinamica che determinò quella dispersione non risulta accertata.

Le lesioni e la prima escissione

Le vittime presentarono lesioni da arma da fuoco e da arma bianca. Su Carmela De Nuccio fu inoltre praticata l'asportazione di tessuti della regione pubica: è la prima escissione nella sequenza degli otto duplici omicidi oggi ricostruita.

Dati della scena e interpretazioni peritali

La distanza del corpo di De Nuccio dalla vettura e le lesioni descritte negli atti sono dati documentati. Le valutazioni sul modo in cui il corpo fu spostato, sulla successione precisa dei gesti e sul significato attribuito alla mutilazione sono invece ricostruzioni peritali successive e non osservazioni dirette della dinamica.

Arma e munizionamento

Le comparazioni balistiche ricondussero l'episodio alla stessa pistola semiautomatica indicata per gli altri delitti della serie: una Beretta calibro .22 Long Rifle della serie 70. Nei reperti ricorre munizionamento Winchester con marchio «H» sul fondello.

La perizia comparativa Arcese–Iadevito classificò i proiettili di Mosciano come a piombo nudo. È una differenza rispetto ai proiettili ramati repertati nei precedenti episodi di Signa 1968 e Rabatta 1974. La distinzione riguarda il tipo di proiettile e non interrompe il collegamento balistico attribuito alla medesima arma.

Le prime indagini

Le indagini seguirono inizialmente più direzioni e presero in esame persone che conoscevano la zona o che potevano avere osservato coppie appartate. Fra i soggetti entrati nel fascicolo vi fu Enzo Spalletti, rimasto detenuto nell'ambito delle indagini sul delitto di giugno e poi scarcerato il 24 ottobre 1981, dopo il successivo duplice omicidio di Calenzano, avvenuto mentre si trovava in custodia.

Il collegamento balistico con Rabatta

Dopo il delitto di Mosciano i reperti furono confrontati con quelli del duplice omicidio di Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore a Rabatta. Già nei giorni immediatamente successivi la stampa riferì che la stessa arma aveva sparato a Scandicci e nel Mugello. Le notizie contemporanee documentano l'emersione del collegamento investigativo, ma non vanno confuse con la conclusione formale di tutti gli accertamenti peritali.

È questo il passaggio che rende Mosciano particolarmente importante nella cronologia della scoperta della serie: nel giugno 1981, per la prima volta, due duplici omicidi separati da anni vennero riconosciuti come collegati dall'uso della stessa arma. Il delitto di Signa del 1968 sarebbe entrato nel medesimo quadro soltanto l'anno successivo.

Quando il Mostro non era ancora il Mostro

Calenzano e il rafforzamento del quadro seriale

Il 22 ottobre 1981, circa quattro mesi dopo Mosciano, Susanna Cambi e Stefano Baldi furono uccisi a Calenzano (Travalle). Il nuovo episodio, collegato alla stessa arma, rafforzò il quadro seriale che aveva iniziato a delinearsi in giugno. Il 1981 rimane l'unico anno della sequenza nel quale si registrarono due duplici omicidi; ciascuno degli altri sei episodi ricade invece in un anno diverso.

Cosa sappiamo e cosa richiede cautela

Dati documentati

  • il duplice omicidio nella notte fra il 6 e il 7 giugno 1981;
  • la scena con la Fiat Ritmo, i corpi e i sette bossoli repertati;
  • le lesioni da arma da fuoco e arma bianca;
  • la prima escissione della regione pubica nella serie;
  • il collegamento balistico con Rabatta emerso nel 1981;
  • la presenza di proiettili a piombo nudo nei reperti di Mosciano.

Ricostruzioni da distinguere dai fatti

  • l'ora esatta dell'aggressione;
  • la precisa successione delle azioni sulla scena;
  • le modalità con cui il corpo di Carmela De Nuccio fu spostato;
  • il significato attribuito alla mutilazione;
  • le responsabilità personali ipotizzate nelle diverse fasi investigative.

Nota editoriale

Questa pagina sintetizza i dati essenziali del delitto di Mosciano distinguendo i rilievi documentati dalle valutazioni peritali e dalle ipotesi investigative. Per Carmela De Nuccio viene indicata l'età di 20 anni, ricavata dalla data di nascita del 24 dicembre 1960 riportata nella perizia De Fazio; alcune fonti secondarie indicano invece 21 o 22 anni, con una discrepanza di uno o due anni.