Nella notte fra il 22 e il 23 ottobre 1981, Susanna Cambi, ventiquattro anni, e Stefano Baldi, ventisei, furono uccisi in località Bartoline, nei pressi della frazione di Travalle, nel comune di Calenzano.
Oggi Calenzano è considerato il quarto degli otto duplici omicidi collegati sul piano balistico alla serie del Mostro di Firenze. Avvenne poco più di quattro mesi dopo Mosciano di Scandicci e rafforzò immediatamente l’interpretazione seriale degli omicidi già collegati.
Il 1981 è l’unico anno nel quale si registrarono due duplici omicidi della serie. Calenzano ebbe inoltre un effetto diretto sull’indagine per Mosciano: quando Cambi e Baldi furono uccisi, Enzo Spalletti, coinvolto nelle indagini sul delitto di giugno, si trovava ancora detenuto.
Calenzano, Travalle o Le Bartoline?
Le fonti utilizzano denominazioni diverse per indicare lo stesso episodio. Il verbale dei Carabinieri colloca il sopralluogo in località «Bartoline», nel comune di Calenzano, e descrive via dei Prati come la strada che prosegue verso la frazione di Travalle. La sentenza di primo grado Pacciani parla invece di «località Travalle», nella zona denominata «Campo le Bartoline».
Nella stampa e nella letteratura sul caso prevale la denominazione delitto di Calenzano. In questa pagina viene quindi adottato Calenzano come nome principale, mantenendo Travalle e Le Bartoline come riferimenti geografici indispensabili per individuare con maggiore precisione il luogo.
Il duplice omicidio di Calenzano
Giovedì 22 ottobre 1981 Susanna Cambi e Stefano Baldi cenarono nell’abitazione di lui e uscirono in automobile in tarda serata. Le ricostruzioni disponibili collocano la partenza fra le 22:30 e le 22:50. Il venerdì successivo era previsto uno sciopero generale: la circostanza aiuta a comprendere perché i due potessero trattenersi fuori pur essendo giovedì.
La mattina del 23 ottobre, alle 9:50, i genitori di Stefano Baldi si recarono al commissariato di Prato per denunciarne la scomparsa. Nelle fonti finora verificate non emerge una distinta denuncia presentata dalla famiglia Cambi. Intorno alle 11 fu segnalata ai Carabinieri la presenza dei due corpi in un campo raggiungibile da via dei Prati. Le fonti non concordano pienamente sul nome di chi effettuò la segnalazione: il verbale di sopralluogo registra l’arrivo dei militari alle 11, ma non risolve da solo la difformità nominativa presente nelle ricostruzioni successive.
La scena e i reperti
La Volkswagen Golf nera di Baldi si trovava su una strada campestre senza uscita, a circa sessanta metri dall’accesso descritto nel verbale, con la parte anteriore rivolta verso i campi. Il finestrino anteriore destro era infranto; entrambe le portiere risultavano chiuse, quella destra con la sicura inserita.
Stefano Baldi giaceva in un avvallamento sul lato sinistro del viottolo, circa tre metri davanti all’auto. Susanna Cambi si trovava sul lato opposto, a circa cinque metri dalla parte anteriore della vettura, presso un fosso di scolo. Calenzano è l’unico episodio della serie nel quale anche il corpo della vittima maschile fu trovato interamente fuori dall’automobile. Entrambi i corpi presentavano elementi compatibili con uno spostamento successivo agli spari.
Furono repertati sette bossoli Winchester calibro .22 Long Rifle con la lettera «H» sul fondello. La loro distribuzione non è però descritta allo stesso modo nei diversi rilievi: secondo il verbale dei Carabinieri, cinque erano presso il lato destro dell’auto, uno sul tappetino anteriore destro e uno sul lato sinistro; una ricostruzione basata sulla relazione di Polizia colloca invece all’esterno sul lato destro tutti e sei i bossoli non rinvenuti nell’abitacolo.
Perché la distribuzione dei bossoli conta
La divergenza non è puramente descrittiva: la posizione dei bossoli incide sulle ricostruzioni della posizione e degli eventuali spostamenti di chi sparò. Per questo le due versioni devono rimanere distinte e non essere fuse in una ricostruzione unica.
Gli accertamenti medico-legali descrissero quattro percorsi di proiettile sul corpo di Baldi e sei su quello di Cambi. Il numero dei percorsi non equivale necessariamente al numero degli spari: le ricostruzioni stimano complessivamente circa nove colpi, a fronte dei sette bossoli recuperati.
Le lesioni e la seconda escissione della serie
Dopo i colpi d’arma da fuoco furono inferte ferite con un’arma da punta e taglio: quattro a Baldi e due a Cambi, collocate dai periti dopo la morte o in prossimità di essa. Susanna Cambi subì inoltre l’escissione della regione pubica, già comparsa nel giugno precedente a Mosciano.
Nella ricostruzione medico-legale richiamata dalla sentenza Ognibene, l’asportazione praticata a Calenzano viene descritta come più estesa e meno precisa di quella osservata a Mosciano. Il dato consente di rilevare la ripetizione di una condotta; le interpretazioni sul suo significato appartengono però al piano peritale e investigativo, non al solo dato anatomico.
Arma e munizionamento
Le comparazioni balistiche ricondussero il delitto alla stessa pistola semiautomatica indicata per gli altri episodi della serie: una Beretta calibro .22 Long Rifle della serie 70, associata al ricorrente munizionamento Winchester con marchio «H».
Le comparazioni successive classificarono i proiettili di Calenzano come in piombo nudo, come quelli di Mosciano e, successivamente, di Baccaiano. La classificazione riguarda il tipo di proiettile e non interrompe il collegamento balistico attribuito alla medesima arma.
Capelli, impronta e altri elementi controversi
Una nota della Procura della Repubblica di Prato del 24 ottobre 1981, oggi disponibile nelle fonti consultate soltanto attraverso trascrizioni parziali e richiami successivi, riferiva che Cambi stringesse un ciuffo di capelli e che sotto un’unghia lesionata di Baldi fossero stati recuperati due capelli lunghi castani insieme a fibre tessili.
La provenienza di questi reperti e la loro successiva conservazione non risultano chiarite dalla documentazione finora verificata. Non è quindi possibile attribuirli all’aggressore né affermare che siano ancora disponibili per eventuali accertamenti genetici.
Sul terreno fu rilevata anche un’impronta di scarpone, indicata come misura 44, della quale venne eseguito un calco. Nel 2019, dopo la ricostruzione di nuove immagini a colori e ad alta definizione dai negativi del sopralluogo, consulenti del collegio legale guidato dall’avvocato Vieri Adriani sostennero che il disegno della suola non corrispondesse agli anfibi allora in dotazione all’Arma e fosse invece compatibile con scarponi militari francesi.
L’elemento fu accostato a Giampiero Vigilanti, già appartenente alla Legione straniera francese, ma l’accostamento non equivale a un’identificazione. La Procura osservò che, senza disporre dello scarpone originale, non era possibile attribuire l’orma a una persona determinata. Resta inoltre indimostrato che l’impronta fosse stata lasciata durante l’omicidio o appartenesse all’aggressore; anche l’identificazione del modello di suola è stata contestata da alcuni studiosi sulla base delle fotografie disponibili.
Nei pressi dell’accesso venne inoltre notata una pietra levigata, in parte dipinta di rosso. Le letture simboliche o rituali formulate in seguito non costituiscono un accertamento sulla relazione dell’oggetto con il delitto.
L’automobile avvistata e l’identikit
Alcuni testimoni riferirono di avere incrociato nella zona, intorno alla mezzanotte, un’automobile condotta da un uomo dall’aspetto alterato. Sulla base delle indicazioni di due di loro fu ricavato un identikit, realizzato il 23 ottobre 1981 e divulgato soltanto il 30 giugno 1982.
Gli avvistamenti entrarono quindi fin dalle prime fasi dell’indagine, insieme ai rilievi sulla scena e agli accertamenti medico-legali e balistici. Le dichiarazioni riguardavano però non soltanto l’aspetto dell’uomo, ma anche il veicolo osservato e le circostanze dell’incrocio: elementi che, nelle ricostruzioni successive, furono più volte riesaminati e messi in relazione con persone diverse.
Per valutarne correttamente il significato occorre distinguere le testimonianze raccolte nell’immediatezza del delitto dalle deposizioni e dalle identificazioni formulate molti anni dopo. L’identikit conserva perciò un interesse documentario importante, perché appartiene alla fase iniziale dell’inchiesta, ma non identifica da solo il conducente né dimostra che l’uomo visto fosse l’autore del duplice omicidio.
Spalletti e il consolidamento del quadro seriale
Fra Mosciano e Calenzano trascorsero circa quattro mesi e mezzo. Il nuovo omicidio fu commesso mentre Enzo Spalletti era ancora detenuto nell’ambito dell’indagine sul delitto di giugno. Fu scarcerato il 24 ottobre 1981, il giorno successivo alla scoperta dei corpi di Cambi e Baldi.
Calenzano consolidò quindi il quadro seriale che aveva cominciato a emergere dopo Mosciano. I fatti di giugno non potevano più essere spiegati attribuendoli a Spalletti senza mettere in discussione il collegamento fra i due episodi. La vicenda è uno dei passaggi chiave nella progressiva trasformazione di una serie di delitti inizialmente separati nel caso che sarebbe poi diventato noto come Mostro di Firenze.
Quando il Mostro non era ancora il Mostro
Tempi e condizioni della scena
Il terreno risultava umido per piogge precedenti; questo dato non dimostra che piovesse nel momento dell’aggressione. Giorno della settimana, stagione, fascia oraria, meteorologia e illuminazione possono essere confrontati con gli altri episodi della serie, ma una ricorrenza non costituisce di per sé prova di una scelta intenzionale.
Condizioni lunari nei duplici omicidi
Nel confronto tra gli otto episodi ricorre una condizione di contributo della luce lunare basso, molto basso o nullo, pur con differenze significative nella posizione e nella fase della Luna nei singoli delitti. La sola presenza astronomica del satellite sopra l’orizzonte non equivale automaticamente a una significativa illuminazione della scena.
Cosa sappiamo e cosa richiede cautela
Dati documentati
- il duplice omicidio nella notte fra il 22 e il 23 ottobre 1981;
- la posizione generale della Golf e dei due corpi;
- l’impiego di arma da fuoco e arma bianca;
- l’escissione della regione pubica di Susanna Cambi;
- sette bossoli Winchester calibro .22 con marchio «H» repertati;
- il collegamento balistico con gli altri episodi della serie;
- la presenza di proiettili in piombo nudo.
Questioni controverse o non accertate
- la distribuzione esatta dei bossoli sulla scena;
- la precisa sequenza dell’aggressione e degli spostamenti dei corpi;
- la provenienza e la successiva sorte dei capelli repertati;
- la pertinenza dell’impronta di scarpone rispetto all’omicidio;
- il valore identificativo degli avvistamenti e dell’identikit;
- le responsabilità personali ipotizzate nelle diverse fasi investigative.
Nota editoriale
Questa pagina sintetizza i dati essenziali del delitto di Calenzano distinguendo i rilievi documentati dalle ricostruzioni successive e dalle ipotesi investigative. Alcuni elementi — in particolare la distribuzione dei bossoli, i capelli repertati, l’impronta di scarpone e l’identikit — richiedono cautele specifiche perché le fonti disponibili non consentono di trasformarli in attribuzioni personali certe. Nessuna sentenza definitiva ha attribuito la responsabilità di questo duplice omicidio a una persona determinata.