Mostro di Firenze · Piste investigative

L'Uomo del Mugello: la pista del «Rosso» e le domande ancora aperte

Un dossier investigativo del 1984, testimonianze raccolte in momenti diversi e nuove ricerche condotte da Paolo Cochi. Che cosa è documentato e quali interrogativi restano aperti?

A cura di Alessandro Fantini · 11 ottobre 2026 · Tempo di lettura: circa 9 minuti

In sintesi

Fra le ipotesi tornate al centro del dibattito sul Mostro di Firenze, quella dell'Uomo del Mugello, spesso chiamato anche «Rosso del Mugello», ha ricevuto negli ultimi anni nuova attenzione grazie al lavoro del documentarista e ricercatore Paolo Cochi e ai servizi della trasmissione FarWest di Rai 3.

La ricostruzione prende le mosse, secondo quanto riferito da Cochi, da documentazione dei Carabinieri risalente al 1984, dopo il duplice omicidio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci a Vicchio. Riguarda una persona legata al territorio mugellano, la cui eventuale responsabilità per i delitti della serie non è stata accertata.

Nel marzo 2025 la Procura di Firenze ha respinto istanze presentate dall'avvocato Alessio Tranfa, legale di una familiare di Carmela De Nuccio, esprimendo inoltre una valutazione negativa su aspetti della pista. Cochi e, in una successiva intervista, l'avvocato Massimo Solari hanno contestato diversi passaggi di quella ricostruzione. Le posizioni vanno attribuite ai rispettivi autori, senza trasformare la controversia in una prova di colpevolezza.

Un'indagine che torna al 1984

Dopo il delitto di Vicchio del 29 luglio 1984, gli investigatori raccolsero dichiarazioni su persone e comportamenti osservati nei giorni e nelle settimane precedenti. Fra gli atti consultabili figurano le sommarie informazioni rese da Baldo Bardazzi, titolare del Bar La Torre, da suo padre Piero Bardazzi, e da Manuela Bazzi, collega di Pia Rontini presso un altro locale.

Le testimonianze si riferiscono a episodi distinti, ma includono descrizioni di uno sconosciuto che aveva attirato l'attenzione dei presenti. Non è possibile stabilire sulla sola base di queste dichiarazioni se si trattasse della medesima persona oppure di persone diverse. Né può essere dedotto che l'individuo, o gli individui, osservati fossero necessariamente coinvolti nel delitto.

I tre verbali sono disponibili sul sito, nella sezione Documenti relativi a Vicchio 1984. Sono fonti particolarmente utili perché consentono di distinguere ciò che i testimoni riferirono agli investigatori dalle successive interpretazioni.

Secondo Cochi, un dossier dei Carabinieri di Borgo San Lorenzo avrebbe inoltre riguardato un uomo del territorio, successivamente rimasto ai margini delle piste più conosciute. Le ricerche del documentarista hanno riproposto quella figura e sollevato una domanda precisa: quali verifiche furono effettuate a suo tempo e quali potrebbero ancora essere compiute sui documenti originali?

Perché «Rosso del Mugello»?

L'appellativo richiama tratti rossicci della capigliatura o dell'aspetto presenti in alcune descrizioni testimoniali. Le somiglianze riferite in epoche e luoghi differenti sono state accostate da Cochi e in alcune ricostruzioni giornalistiche, anche attraverso confronti con fotografie e un fotofit.

Sono elementi che meritano di essere esaminati, ma non permettono automaticamente di concludere che tutti i testimoni avessero osservato lo stesso uomo. Le descrizioni fisiche non equivalgono a un'identificazione, soprattutto quando i riconoscimenti vengono discussi a molti anni di distanza dagli eventi.

Montaggio grafico con tre identikit e fotofit storici realizzati dopo i delitti di Calenzano, Scopeti e Vicchio, su uno sfondo illustrativo di mappe e documenti
Tre immagini elaborate durante le indagini sul Mostro di Firenze. Da sinistra: identikit successivo al delitto di Calenzano (1981), fotofit successivo al delitto degli Scopeti (1985) e identikit realizzato dopo Vicchio (1984), quest'ultimo sulla base delle indicazioni di Baldo Bardazzi. Montaggio illustrativo realizzato partendo dalle immagini storiche; le mappe e i documenti sullo sfondo sono elementi grafici, non riproduzioni di atti originali.

Una pistola, alcune lettere e molti interrogativi

Nella ricostruzione pubblica della pista compaiono altri elementi: un furto di pistole Beretta calibro .22 avvenuto nel 1965, i possibili rapporti fra alcuni luoghi e la persona indicata, fotografie e identikit, e una macchina da scrivere che Cochi afferma di aver acquisito per confrontarla con lettere anonime inviate ad alcuni magistrati fiorentini.

Sono filoni differenti. La corrispondenza del calibro non identifica l'arma dei delitti, mai ritrovata. Quanto alla macchina da scrivere, la comparazione presentata pubblicamente si è basata anche su riproduzioni delle lettere; un accertamento conclusivo richiederebbe l'esame degli originali e adeguate verifiche tecniche.

Un episodio particolarmente singolare è quello riferito da Beatrice Niccolai, che ha raccontato di aver ricevuto un passaggio in automobile facendo autostop il 26 settembre 1985. Secondo la sua testimonianza, il conducente le avrebbe rivolto domande insolite sulle coppie appartate e avrebbe menzionato l'invio di un reperto anatomico alla magistrata Silvia Della Monica, dopo il duplice omicidio degli Scopeti. Niccolai ha sostenuto di aver appreso quella circostanza prima di leggerne sui giornali.

La vicenda richiama la busta indirizzata a Della Monica, contenente un frammento di tessuto prelevato dal corpo di Nadine Mauriot: una comunicazione da tenere distinta dalle lettere dattiloscritte indirizzate ad altri magistrati, oggetto dei confronti con la macchina da scrivere. Il racconto dell'autostoppista è rilevante per le domande che suscita, ma la sua portata probatoria dipende dal confronto fra il verbale originale, le date delle pubblicazioni e gli altri atti: non dimostra, di per sé, l'identità del conducente né dell'assassino.

Cochi sostiene di avere trasmesso agli uffici giudiziari gli elementi raccolti, chiedendo che fossero vagliati con strumenti e poteri di accertamento di cui un ricercatore privato non dispone. La presentazione di tali materiali e la richiesta di verifiche non equivalgono, naturalmente, alla loro conferma investigativa.

Che cosa è accaduto nel marzo 2025?

Il 28 marzo 2025, il Corriere Fiorentino e altre testate hanno riferito il rigetto, da parte della Procura di Firenze, di istanze dell'avvocato Alessio Tranfa per ottenere accesso a documentazione e reperti relativi alle indagini. Tranfa assisteva una familiare di Carmela De Nuccio, uccisa nel duplice omicidio di Mosciano del 1981.

Secondo i passaggi del provvedimento riportati dalla stampa, le magistrate hanno considerato non fondate le richieste e hanno affermato che la ricostruzione del «Rosso del Mugello» risultava smentita da indagini già svolte. Le cronache riferiscono inoltre obiezioni su alcuni confronti fotografici e sugli elementi riguardanti l'arma.

Paolo Cochi e l'avvocato Massimo Solari, nell'intervista a Incidente probatorio del 24 maggio 2025, hanno replicato criticamente, sostenendo fra l'altro la necessità di poter consultare gli atti integrali per valutare le motivazioni e i riscontri richiamati dalla Procura.

Il rigetto delle istanze non è una sentenza che attribuisce o esclude una responsabilità penale della persona indicata nella pista. Per esaminare in modo completo i motivi delle decisioni resta importante poter consultare il testo integrale dei provvedimenti e la documentazione sottostante. In questa pagina tali passaggi sono riportati attraverso cronache e interviste pubbliche, non attraverso una verifica diretta dell'intero fascicolo.

Che rapporto ha questa pista con l'errore di Rabatta?

C'è un punto di contatto, ma non una sovrapposizione.

Il percorso di ricerca sviluppato in Mostro di Firenze: l'errore di Rabatta, anche a partire da un'intuizione di Valerio Scrivo, prende le mosse dalla borsetta di Stefania Pettini, ritrovata il giorno dopo il duplice omicidio del 1974 in seguito a una telefonata anonima ai Carabinieri. L'interrogativo è se quella segnalazione fosse semplicemente informativa oppure potesse aver avuto un significato diverso, forse capace di orientare gli accertamenti successivi.

La ricostruzione di Cochi nasce invece dal riesame di materiali e segnalazioni relativi soprattutto al 1984. Le due prospettive, indipendenti, incontrano alcune domande comuni: quale conoscenza dei luoghi poteva avere l'omicida? Come si muoveva sul territorio? Poteva influire, direttamente o indirettamente, sulla lettura degli eventi da parte degli investigatori?

Queste analogie non provano che l'Uomo del Mugello fosse l'autore dei delitti. Rendono però interessante il confronto fra i due percorsi, sviluppato più diffusamente nel libro.

Leggi la ricostruzione del delitto di Rabatta del 1974.

L'approfondimento nell'Appendice B del libro

Questa pagina è una introduzione. Nell'Appendice B di Mostro di Firenze: l'errore di Rabatta — pagine 285–385 dell'edizione cartacea — la pista viene esaminata in maniera assai più ampia: il rapporto del 1984 richiamato da Cochi, i racconti dei testimoni, il caso dell'autostoppista, i filmati di FarWest, la macchina da scrivere, le lettere, le richieste di verifica e la controversia sorta dopo le valutazioni della Procura. L'Appendice C prende inoltre in esame gli aggiornamenti successivi, fino al febbraio 2026.

Il lettore può così seguire l'origine delle diverse affermazioni e comprendere dove terminino le risultanze documentate e dove inizino le ipotesi. Trova anche il confronto, autonomo e prudente, con l'indagine condotta sulla telefonata anonima di Rabatta.

Perché un nominativo preso in considerazione nel 1984 è tornato al centro dell'attenzione quarant'anni dopo? E quali elementi meriterebbero una verifica direttamente sugli atti? Il volume affronta queste domande senza presentare come accertata una responsabilità che non lo è.

Approfondisci nell’Appendice B e scopri dove acquistare il libro

Fonti e limiti della ricostruzione

Questa pagina si fonda soprattutto sull'Appendice B e sugli aggiornamenti dell'Appendice C del volume, integrati con materiali di consultazione pubblica: le deposizioni testimoniali nella sezione Documenti, i servizi di FarWest dedicati alla testimone e alla macchina da scrivere, nonché la cronaca del rigetto pubblicata dal Corriere Fiorentino il 28 marzo 2025.

La persona evocata nella pista non viene identificata nominalmente. Le dichiarazioni di chi ha svolto ricerche e di chi è intervenuto in trasmissioni sono riportate come affermazioni attribuite, non come esiti accertati. Il testo potrà essere aggiornato qualora si rendano consultabili documenti originali utili a verificare i punti controversi.

Nota editoriale

La pagina è una sintesi documentaria di una pista investigativa controversa, non una ricostruzione di responsabilità penali. Le informazioni ricavate da interviste e resoconti giornalistici sono attribuite ai rispettivi autori e mantenute distinte dagli atti consultabili. L’identità della persona evocata nella pista non viene divulgata.