Pagina di orientamento

Mostro di Firenze: cronologia, delitti, indagini e documenti

Otto duplici omicidi collegati sul piano balistico fra il 1968 e il 1985, ma una serie riconosciuta progressivamente e non nell’ordine in cui oggi la ricostruiamo.

A cura di Alessandro Fantini · 24 settembre 2026 · Tempo di lettura: circa 12 minuti

In sintesi

Con l’espressione Mostro di Firenze si indica comunemente la vicenda degli otto duplici omicidi avvenuti in Toscana fra il 1968 e il 1985 e collegati, attraverso gli accertamenti balistici, all’impiego della stessa pistola semiautomatica Beretta calibro .22 Long Rifle della serie 70 e di munizionamento Winchester con il noto contrassegno «H».

L’ordine nel quale oggi elenchiamo gli otto episodi è però una ricostruzione retrospettiva. Nel 1968 non esisteva un «caso Mostro di Firenze»; nel 1974 il delitto di Rabatta venne considerato un episodio isolato. La serie cominciò a diventare riconoscibile soltanto nel 1981, quando il duplice omicidio di Mosciano di Scandicci fu collegato sul piano balistico a quello di Rabatta del 1974. Il delitto di Calenzano, pochi mesi dopo, consolidò quella lettura; soltanto nel 1982 Castelletti di Signa, risalente a quattordici anni prima, venne ricondotto alla medesima sequenza.

Questa pagina offre una sintesi orientativa della vicenda del Mostro di Firenze e collega fra loro i materiali documentari già disponibili su errorerabatta.it. Non sostituisce gli approfondimenti dedicati ai singoli episodi, alle persone coinvolte, alle diverse piste investigative e ai procedimenti giudiziari.

Gli otto duplici omicidi

La cronologia oggi utilizzata per ricostruire la serie comprende otto duplici omicidi, commessi nelle ore serali o notturne. Nella tabella è indicata, quando ricostruibile, la data del momento dell’aggressione; l’intervallo fra due giorni viene mantenuto soltanto nei casi in cui la collocazione a cavallo della mezzanotte o l’incertezza documentale lo rendano necessario. Per gli Scopeti viene inoltre distinta la data certa del ritrovamento da quella, controversa, dell’omicidio.

Data e luogo Vittime Ruolo o caratteristica nella serie
notte fra il 21 e il 22 agosto 1968
Castelletti di Signa
Barbara Locci; Antonio Lo Bianco Primo episodio nella cronologia oggi ricostruita. All’epoca fu trattato come un caso autonomo; il collegamento con la serie emerse soltanto nel 1982. Non risultano ferite da arma bianca.
14 settembre 1974
Rabatta di Borgo San Lorenzo
Stefania Pettini; Pasquale Gentilcore Primo episodio della sequenza nel quale compare anche l’arma bianca. Il ritrovamento della borsetta di Stefania Pettini dopo una telefonata anonima costituisce uno dei nodi documentari centrali del sito e del volume.
6 giugno 1981
Mosciano di Scandicci
Carmela De Nuccio; Giovanni Foggi Dopo questo delitto il confronto dei reperti con quelli di Rabatta fece emergere per la prima volta un collegamento riconoscibile fra due episodi. Sulla vittima femminile compare la prima escissione della regione pubica.
22 ottobre 1981
Calenzano / Travalle
Susanna Cambi; Stefano Baldi Secondo duplice omicidio del 1981. Rafforzò il quadro seriale già emerso dopo Mosciano; sulla vittima femminile venne nuovamente praticata l’escissione.
19 giugno 1982
Baccaiano
Antonella Migliorini; Paolo Mainardi La scena fu scoperta a brevissima distanza dall’aggressione. Mainardi venne trovato ancora vivo, senza riprendere conoscenza. Non risultano ferite intenzionali da coltello né escissioni.
9 settembre 1983
Giogoli
Horst Wilhelm Meyer; Jens-Uwe Rüsch Unico episodio della serie con due vittime maschili. Non furono praticate escissioni né risultano ferite da arma bianca; da questa anomalia nacque anche l’ipotesi, non dimostrata, di uno scambio sull’identità sessuale delle vittime.
29 luglio 1984
Vicchio
Pia Rontini; Claudio Stefanacci Ritorno nel Mugello quasi dieci anni dopo Rabatta. Su Pia Rontini fu praticata per la prima volta una duplice escissione; nella stessa notte si registrò l’anomala telefonata del falso «Farini».
aggressione fra il 6 e l’8 settembre 1985
Scopeti di San Casciano
ritrovamento: 9 settembre
Nadine Mauriot; Jean-Michel Kraveichvili Ottavo e ultimo episodio. La coppia si trovava in una tenda; Kraveichvili riuscì a uscire e tentò la fuga. Su Mauriot furono praticate due escissioni; un frammento di tessuto fu successivamente inviato alla magistrata Silvia Della Monica. La data esatta dell’aggressione resta controversa.

Una cronologia non basta

Elencare gli otto delitti in ordine di data può dare l’impressione che la serie fosse riconoscibile fin dall’inizio. Non fu così. Il quadro oggi disponibile è il risultato di collegamenti emersi progressivamente, di nuove comparazioni balistiche e della rilettura di episodi precedenti alla luce di fatti successivi.

La distinzione fra cronologia dei delitti e cronologia della scoperta della serie è sviluppata nell’approfondimento Quando il Mostro non era ancora il Mostro.

Come fu riconosciuta la serie

Il processo attraverso il quale gli investigatori arrivarono a riconoscere una sequenza unitaria non coincise con l’ordine cronologico degli omicidi.

1968: Signa è un caso autonomo

Barbara Locci e Antonio Lo Bianco vennero uccisi nella notte fra il 21 e il 22 agosto 1968. Le indagini si concentrarono sull’ambiente familiare e relazionale della donna e Stefano Mele, marito di Locci, fu condannato in via definitiva per il duplice omicidio. Solo molti anni dopo i reperti balistici conservati nel fascicolo furono comparati con quelli degli episodi successivi.

1974: Rabatta non è ancora una «serie»

Sei anni più tardi Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore vennero uccisi alle Fontanine di Rabatta. Anche questo episodio fu inizialmente indagato come fatto autonomo. La pistola, l’arma bianca, la violenza esercitata sul corpo della giovane e la vicenda della borsetta avrebbero assunto un significato diverso soltanto retrospettivamente.

Giugno 1981: il primo collegamento riconoscibile

Dopo il duplice omicidio di Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi a Mosciano di Scandicci, i reperti furono confrontati con quelli di Rabatta. Il collegamento balistico mutò la natura dell’indagine: due delitti lontani quasi sette anni risultavano riconducibili alla stessa arma.

Ottobre 1981: la serialità diventa un problema investigativo

Il delitto di Calenzano, quattro mesi dopo Mosciano, rafforzò il quadro che si era appena delineato. Da quel momento la ripetizione degli episodi e il collegamento fra i reperti non potevano più essere considerati elementi occasionali.

1982: la ricerca procede a ritroso fino a Signa

Dopo Baccaiano gli investigatori cercarono possibili precedenti. Nel luglio 1982 fu recuperato il fascicolo del procedimento relativo al duplice omicidio di Signa del 1968, al quale risultavano allegati reperti balistici. Le successive comparazioni ricondussero anche quel fatto alla stessa arma impiegata negli episodi già riconosciuti.

Si produsse così un apparente paradosso: quello che oggi indichiamo come primo delitto della serie fu, fra i primi cinque episodi allora collegati, l’ultimo a entrare nel medesimo quadro investigativo.

Leggi l’approfondimento sulla scoperta della serie

Elementi comuni e differenze

La definizione di una serie non implica che ogni episodio presenti la stessa dinamica. I delitti mostrano continuità, ma anche variazioni che devono essere descritte senza trasformarle automaticamente in prove di un mutamento dell’autore o, al contrario, di una sua assoluta identità comportamentale.

Arma e munizionamento

Il principale elemento materiale di collegamento è balistico: bossoli e proiettili furono ricondotti alla stessa pistola semiautomatica Beretta calibro .22 Long Rifle della serie 70, con ricorrenza di cartucce Winchester contrassegnate dalla lettera «H». La corrispondenza dell’arma non identifica, da sola, chi la impugnò in ciascun episodio, anche se l’ipotesi di un unico omicida appare, per molti aspetti, la più lineare.

Arma bianca ed escissioni

Le ferite da arma bianca non compaiono a Signa, Baccaiano e Giogoli. Le escissioni iniziano a Mosciano nel 1981 e vengono ripetute a Calenzano; a Vicchio e agli Scopeti interessano anche la mammella sinistra.

Luoghi e vittime

Nella maggior parte degli episodi le vittime erano coppie appartate in automobile. Giogoli riguarda due uomini in un pulmino; agli Scopeti le vittime si trovavano invece in una tenda da campeggio. Le scene differiscono per esposizione, accessi, possibilità di fuga e tempi della scoperta.

Continuità e cautele

Il collegamento balistico costituisce il nucleo materiale della serie. Le analogie comportamentali e le differenze fra le scene possono contribuire all’analisi, ma non devono essere trasformate da sole in identificazioni personali o in conclusioni sulle intenzioni dell’autore.

Indagini e vicende giudiziarie

La storia investigativa del Mostro di Firenze è lunga e stratificata. Nel tempo si sono succeduti filoni diversi: le prime indagini sul delitto di Signa, la cosiddetta pista sarda, gli accertamenti sui singoli episodi, il procedimento contro Pietro Pacciani e il successivo processo relativo ai cosiddetti «Compagni di Merende».

Pietro Pacciani fu condannato in primo grado nel 1994 per sette duplici omicidi della serie, quindi assolto in appello. La Corte di cassazione annullò l’assoluzione con rinvio, ma il nuovo giudizio non fu celebrato a causa della morte dell’imputato nel 1998. Nei suoi confronti non esiste quindi una condanna definitiva per i delitti del Mostro di Firenze.

Nel procedimento successivo furono invece pronunciate condanne divenute definitive nei confronti di Mario Vanni e Giancarlo Lotti per alcuni degli omicidi attribuiti alla serie. L’esistenza di decisioni giudiziarie definitive deve essere tenuta distinta dalla ricostruzione documentaria dei singoli episodi e dalle controversie ancora presenti su tempi, dinamiche, reperti e testimonianze.

Questa pagina non tenta di riassumere in poche righe tutti i filoni investigativi o di stabilire una soluzione complessiva del caso. L’obiettivo è fornire una mappa iniziale, mantenendo separati fatti documentati, ricostruzioni giudiziarie, ipotesi investigative e interpretazioni successive.

Rabatta nel progetto errorerabatta.it

Il sito nasce come apparato documentario del volume Mostro di Firenze: l’errore di Rabatta e dedica particolare attenzione al duplice omicidio di Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore del 1974. Il punto di partenza è la telefonata anonima che portò al ritrovamento della borsetta di Stefania Pettini e l’ipotesi che quell’episodio possa essere letto come un possibile tentativo di orientare in modo fuorviante le prime indagini.

Questa ipotesi non viene presentata come un fatto accertato. Il progetto distingue il dato documentato — l’assenza iniziale della borsetta, la segnalazione telefonica e il successivo ritrovamento — dall’interpretazione del significato che quei fatti potrebbero avere.

Documenti e materiali

Per approfondire la vicenda sono disponibili sul sito sentenze, rapporti investigativi, perizie, verbali, immagini, mappe, tabelle comparative, fonti audiovisive e deposizioni processuali. I materiali vengono pubblicati con criteri di distinzione fra fonti primarie, ricostruzioni giudiziarie e contributi successivi.

Nota editoriale

Questa pagina ha funzione introduttiva e di orientamento. Le formulazioni relative a persone sottoposte a indagini, imputate o condannate devono essere lette alla luce dei diversi esiti giudiziari e delle rispettive fonti. Le questioni controverse vengono indicate come tali; le ipotesi investigative e interpretative non sono presentate come fatti accertati.