Errata corrige e aggiornamenti

Mostro di Firenze: correzioni e integrazioni

Errata corrige, correzioni e precisazioni relative alla prima edizione del volume

Questa pagina raccoglie le segnalazioni emerse dopo l’invio in stampa di Mostro di Firenze: l’errore di Rabatta. Gli interventi indicati riguardano refusi, errori materiali, omissioni redazionali o precisazioni utili alla lettura del testo e alla consultazione dei materiali sul Mostro di Firenze pubblicati nel sito.

Le correzioni si riferiscono alla prima edizione del volume, sia cartacea sia digitale. Per l’edizione cartacea viene indicato, quando possibile, anche il numero di pagina; per l’edizione digitale, nella quale la paginazione può variare in base al dispositivo e alle impostazioni di lettura, restano comunque riportati gli altri riferimenti utili: parte, capitolo, paragrafo e sezione.

Nota sulla prima edizione

Il riferimento delle segnalazioni è la prima edizione del volume, sia cartacea sia digitale, pubblicata da Nua Edizioni con uscita programmata il 24 luglio 2026.

Alcuni refusi, errori materiali, omissioni redazionali o precisazioni sono stati rilevati dopo l’invio in stampa, avvenuto in tempi editoriali molto stretti per garantire l’uscita del libro nella data prevista.

Per l’edizione cartacea viene indicato, quando possibile, anche il numero di pagina; per l’edizione digitale restano riportati gli altri riferimenti utili all’individuazione del passaggio: parte, capitolo, paragrafo e sezione.

Le correzioni e le integrazioni saranno trasmesse all’editore e recepite, ove possibile, nella prima ristampa e nelle successive versioni del volume.

Elenco delle correzioni

Le correzioni sono ordinate per numero di pagina crescente; quando un intervento riguarda più pagine, la posizione nell’elenco è determinata dal primo riferimento. Per ciascuna voce sono riportati i riferimenti utili all’individuazione del passaggio nel volume, il testo presente nella prima edizione e la formulazione corretta.

Correzione n. 1 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 36

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 3 – Il duplice omicidio del 1974: i fatti
  • Paragrafo: Prime incisioni: dalla ferocia al rituale
  • Sezione: Didascalia dell’Immagine 3, terzo punto dell’elenco puntato
  • Pagina: 36
  • Tipo: Omissione redazionale / nota a piè di pagina mancante

Nel volume si legge

tre ferite da arma da fuoco, nessuna delle quali mortale, localizzate a livello del ginocchio destro (ferita trasfossa – lesione causata da un proiettile, o altro oggetto perforante, che attraversa completamente una parte del corpo – con foro di uscita non evidenziato in figura), della gamba destra (ferita penetrante con proiettile ritenuto a livello della tibia) e del fianco destro, in sede epatica (quest’ultima multipla, causata da schegge);

Si legga

tre ferite da arma da fuoco, nessuna delle quali mortale, localizzate a livello del ginocchio destro (ferita trasfossa,9 con foro di uscita non evidenziato in figura), della gamba destra (ferita penetrante con proiettile ritenuto a livello della tibia) e del fianco destro, in sede epatica (quest’ultima multipla, causata da schegge);

Nel passaggio indicato risulta omessa la seguente nota a piè di pagina:
9 Una ferita trasfossa è una lesione causata da un proiettile (o altro oggetto perforante) che attraversa completamente una parte del corpo, lasciando un foro d’entrata e uno di uscita. Si distingue dalla ferita penetrante, in cui il proiettile rimane all’interno dei tessuti.
La conseguenza è che, da questo punto in avanti, la numerazione delle note nella prima edizione cartacea risulta sfalsata di una unità.

Correzione n. 2 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 87

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 4 – Le indagini: anomalie e incongruenze
  • Paragrafo: Estratti documentali dalle deposizioni pubbliche richiamate nei paragrafi precedenti
  • Sezione: Maresciallo Trigliozzi
  • Pagina: 87
  • Tipo: Precisazione trascrittiva di scarsa rilevanza

Nel volume si legge

Maresciallo Trigliozzi: “Il Brigadiere Sciarra che era addetto anche lì alla scuola…”

Si legga

Maresciallo Trigliozzi: “Il Brigadiere Sciarra che era addetto anche lì alla…”

La parola “scuola” viene eliminata perché, a un ascolto attento dell’audio della deposizione, non è certo che il testimone la pronunci. La correzione non incide sul senso complessivo del passaggio.

Correzione n. 3 Prima edizione, luglio 2026

Pagine 133, nota 28

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 6 – La Pista Sarda
  • Paragrafo: Considerazioni sulla possibile reazione investigativa dopo Baccaiano
  • Sezione: Falsa notizia relativa a Paolo Mainardi
  • Pagina: 133, nota 28
  • Tipo: Precisazione sostanziale

Nel volume si legge

Questo perché, immediatamente dopo l’agguato di Baccaiano, gli inquirenti – verosimilmente il sostituto procuratore Silvia Della Monica – avrebbero fatto trapelare, a fini investigativi, una notizia poi rivelatasi infondata circa la sopravvivenza di Paolo Mainardi.

Si legga

Questo perché, immediatamente dopo l’agguato di Baccaiano, gli inquirenti – secondo il ricordo di Pier Luigi Vigna, forse su iniziativa del sostituto procuratore Silvia Della Monica – fecero trapelare, a fini investigativi, la falsa notizia che Paolo Mainardi, rinvenuto ancora vivo, avesse fornito indicazioni sull’aggressore.

La sopravvivenza temporanea di Paolo Mainardi era reale: il giovane fu rinvenuto ancora vivo e morì successivamente in ospedale senza riprendere conoscenza. La notizia fatta circolare a fini investigativi riguardava invece il fatto che avesse fornito indicazioni sull’aggressore. Nella fonte richiamata in nota, Pier Luigi Vigna non attribuisce con certezza l’iniziativa a Silvia Della Monica, ma la indica come possibilità.

Correzione n. 4 Prima edizione, luglio 2026

Fiat 147, non Seat 147

Pagine 144, 145, 151, 152, 165–166, 170–171, 176–177

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano
  • Paragrafo: Più passaggi del capitolo
  • Sezione: Riferimenti all’autovettura di Paolo Mainardi
  • Pagina: 144, 145, 151, 152, 165–166, 170–171, 176–177
  • Tipo: Errore materiale / denominazione del veicolo

Nel volume si legge

«Seat 147»; in un passaggio: «Seat 147, prodotta su licenza Fiat».

Si legga

«Fiat 147»; nel passaggio indicato: «Fiat 147, prodotta in Brasile e derivata dalla Fiat 127».

Nel capitolo dedicato al duplice omicidio di Baccaiano l’autovettura di Paolo Mainardi è indicata in più punti come «Seat 147» e, in un passaggio, come «Seat 147, prodotta su licenza Fiat». La denominazione corretta è Fiat 147, modello prodotto da Fiat in Brasile e derivato dalla Fiat 127.

L’errore è probabilmente favorito dalla terminologia non uniforme presente nella stessa documentazione relativa al delitto: il fascicolo della Polizia scientifica del 20 giugno 1982 definisce la vettura «FIAT 147 “seat”», mentre il verbale dei Carabinieri dello stesso giorno la indica come «FIAT 127»; il successivo verbale d’ispezione del 26 giugno la identifica invece correttamente come «Fiat 147». Anche ricostruzioni successive hanno talvolta usato la denominazione «Seat 127».

Correzione: ogni riferimento alla «Seat 147» nel volume deve intendersi come Fiat 147. Analogamente, la formula «Seat 147, prodotta su licenza Fiat» va sostituita con «Fiat 147, prodotta in Brasile e derivata dalla Fiat 127».

Correzione n. 5 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 145

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano
  • Paragrafo: Ricostruzione del duplice omicidio di Baccaiano
  • Sezione: Sopravvivenza di Paolo Mainardi
  • Pagina: 145
  • Tipo: Errore materiale / cronologia

Nel volume si legge

Paolo, colpito da quattro proiettili, era ancora vivo, sebbene gravemente ferito: sarebbe morto in ospedale dodici ore dopo.

Si legga

Paolo, ancora vivo ma privo di conoscenza, fu trasportato all’ospedale di Empoli, dove giunse intorno alle 00:30 e morì verso le 08:00 del 20 giugno 1982 senza avere ripreso conoscenza.

La ricostruzione documentaria colloca l’arrivo di Paolo Mainardi all’ospedale di Empoli intorno alle 00:30 del 20 giugno 1982 e la morte verso le 08:00. La formulazione «dodici ore dopo» sovrastima quindi il tempo di sopravvivenza.

Correzione n. 6 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 145

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 7 – Il depistaggio delle chiavi di Baccaiano
  • Paragrafo: Le chiavi scomparse: un dettaglio anomalo
  • Sezione: Ritrovamento delle chiavi dell’autovettura
  • Pagina: 145
  • Tipo: Precisazione documentaria / cronologia e distanza del ritrovamento

Nel volume si legge

I militari lo cercarono senza successo, ma solo la mattina successiva fu ritrovato a circa cinquanta metri dall’auto, in una posizione che solleva numerosi interrogativi.

Si legga

I militari lo cercarono senza successo; le chiavi furono rinvenute successivamente fuori dall’automobile, nel terreno adiacente. Le fonti disponibili non consentono di stabilire con certezza né il momento esatto né la distanza del ritrovamento.

Le fonti non sono concordi sui dettagli del rinvenimento. La ricostruzione peritale colloca le chiavi nel terreno adiacente, ad alcuni metri dall’auto; Silvio Ghiselli ricordò con incertezza un ritrovamento successivo su una proda erbosa e disse che gli pareva fossero state ricercate il giorno dopo; Luciano Fattorini, in un’intervista resa molti anni dopo, parlò invece di alcuni giorni e di circa cinquanta metri. La formulazione della prima edizione combina quindi come certi due elementi che le fonti non consentono di fissare con la stessa sicurezza.

Correzione n. 7 Prima edizione, luglio 2026

Pagine 209, 249 e 281

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 8 e Appendice A – Tabelle comparative
  • Paragrafo: Ricostruzione del delitto di Vicchio; Tabella A1; note esplicative alla Tabella A5
  • Sezione: Numero dei colpi e testimonianze acustiche
  • Pagina: 209, 249 e 281
  • Tipo: Correzione documentaria / tabellare

Nel volume si legge

La ricostruzione presenta come sostanzialmente certa una sequenza di cinque colpi, tre seguiti da altri due, udita da due testimoni; in Tabella A1 sono indicati «5 colpi totali».

Si legga

Alberto Canovelli riferì una sequenza di tre colpi in rapida successione, seguiti da altri due; Piero Cantini ricordò invece una prima serie di tre o quattro colpi, seguita da altri due. Le testimonianze convergono sulla successione in due gruppi, ma non sul numero esatto della prima serie. La ricostruzione peritale ammise complessivamente cinque o sei colpi. In Tabella A1 si legga: «5 o 6 colpi complessivi (ricostruzione peritale); 5 bossoli repertati».

I cinque bossoli repertati costituiscono un dato materiale, ma non consentono da soli di stabilire che i colpi complessivamente esplosi fossero necessariamente cinque.

Correzione n. 8 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 216

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze
  • Paragrafo: Considerazioni sulle telefonate della notte tra il 29 e il 30 luglio 1984
  • Sezione: Telefonata delle ore 00:45
  • Pagina: 216
  • Tipo: Precisazione nominativa di scarsa rilevanza

Nel volume si legge

La telefonata delle ore 00:45 fu verosimilmente effettuata dalla signora Bruna Romana Stefanacci, legittimamente preoccupata per il mancato rientro del figlio.

Si legga

La telefonata delle ore 00:45 fu verosimilmente effettuata dalla signora Bruna Romana Fusaroli in Stefanacci, legittimamente preoccupata per il mancato rientro del figlio.

La relazione di servizio del Carabiniere Francesco Messina riporta che la voce femminile si qualificò come «signora Stefanacci». Il cognome anagrafico della madre di Claudio era però Fusaroli. La precisazione non modifica l’identificazione della chiamante né il senso del passaggio.

Correzione n. 9 Prima edizione, luglio 2026

Pagine 222–223, nota 47

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 8 – Vicchio: il ritorno nel Mugello e le origini del Mostro di Firenze
  • Paragrafo: Passaggio comparativo dedicato al delitto di Giogoli
  • Sezione: Stima dell’altezza dello sparatore
  • Pagina: 222–223, nota 47
  • Tipo: Errore materiale / precisazione peritale

Nel volume si legge

Correggendo l’errore di 15 cm, l’altezza stimata si abbassò tra i 165 e i 170 cm, compatibile con quella di Pacciani (165 cm).

Si legga

Nel processo Pacciani emerse che la ricostruzione peritale aveva collocato le vittime direttamente sul pianale del furgone, anziché sul piano rialzato sul quale giacevano, posto a circa 70–80 cm dal pavimento. Tenendo conto della quota effettiva, non era più necessario postulare la precedente statura superiore a 180 cm; nel passaggio processuale verificato non risulta tuttavia formulata una nuova stima individualizzante di 165–170 cm.

La correzione elimina anche il riferimento alla compatibilità con la statura di Pietro Pacciani, poiché la deposizione verificata ridimensiona la stima originaria ma non fornisce una nuova misura individualizzante di 165–170 cm.

Correzione n. 10 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 237

Posizione nel volume

  • Parte: Capitolo 10 – Il silenzio dopo la sfida
  • Paragrafo: Apertura del capitolo
  • Sezione: Ritrovamento dei corpi agli Scopeti
  • Pagina: 237
  • Tipo: Precisazione documentaria

Nel volume si legge

Dopo l’ultimo duplice omicidio – Scopeti, settembre 1985 – per quanto risulta nelle ricostruzioni disponibili, l’omicida, per la prima e unica volta nella serie, nascose i corpi delle vittime, Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili. […] Se il 9 settembre, intorno alle 14:00, un cercatore di funghi non avesse scoperto, nella boscaglia e sotto dei bidoni di vernice, il corpo di Jean-Michel […]

Si legga

Dopo l’ultimo duplice omicidio – Scopeti, settembre 1985 – la disposizione dei corpi è stata interpretata come compatibile con un tentativo di occultamento. […] Il 9 settembre, intorno alle 14:00, un cercatore di funghi scoprì nella boscaglia il corpo di Jean-Michel, rinvenuto in prossimità di recipienti di vernice e, secondo il successivo ricordo di Luca Santucci, in parte coperto da coperchi appartenenti a quei recipienti. […]

La precisazione distingue il dato direttamente descrittivo della scena dalla sua interpretazione. Le fonti consentono di collocare il corpo di Jean-Michel fra la vegetazione e in prossimità di recipienti di vernice; il riferimento a una parziale copertura mediante coperchi deriva da un ricordo successivo di Luca Santucci. È quindi preferibile non presentare come fatto direttamente accertato né l’intenzionalità dell’occultamento né la formula «sotto dei bidoni di vernice».

Correzione n. 11 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 249

Posizione nel volume

  • Parte: Appendice A – Tabelle comparative
  • Paragrafo: Tabella A1 – Colpi sparati e bossoli repertati
  • Sezione: Mosciano di Scandicci, 6 giugno 1981 – colonna «Bossoli repertati»
  • Pagina: 249
  • Tipo: Errore materiale in tabella

Nel volume si legge

5

Si legga

7

I reperti documentano sette bossoli Winchester calibro .22: tre rinvenuti all’interno dell’automobile e quattro all’esterno, sul lato sinistro. Il numero dei bossoli repertati non coincide necessariamente con il numero complessivo dei colpi esplosi.

Correzione n. 12 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 249

Posizione nel volume

  • Parte: Appendice A – Tabelle comparative
  • Paragrafo: Tabella A1 – Colpi sparati e bossoli repertati
  • Sezione: Giogoli, Scandicci, 9 settembre 1983 – colonna «Bossoli repertati»
  • Pagina: 249
  • Tipo: Omissione / integrazione tabellare

Nel volume si legge

Numero non specificato

Si legga

4

Furono repertati quattro bossoli Winchester calibro .22 Long Rifle con marchio «H»: due all’esterno del Volkswagen e due all’interno. La perizia tecnico-balistica esaminò tutti e quattro i bossoli.

Correzione n. 13 Prima edizione, luglio 2026

Tabella A5 e analisi delle condizioni astronomiche e luminose

Pagine 279–284

Posizione nel volume

  • Parte: Appendice A – Anatomia di una serie criminale
  • Paragrafo: Tabella A5; note tecniche ed esplicative; analisi della Tabella A5; considerazioni finali
  • Sezione: Condizioni astronomiche e luminose al momento dei delitti
  • Pagina: 279–284
  • Tipo: Revisione tecnica / correzione cumulativa

Nel volume si legge

Dalla Tabella A5 emerge che, nei luoghi e nelle fasce orarie stimate dei delitti, la Luna non si trovava sopra l’orizzonte, con la sola eccezione del delitto di Giogoli, per il quale risultava potenzialmente visibile fino alle 21:08, cioè per i primi 8 minuti dell’intervallo orario considerato.

Anche quando l’illuminazione teorica era elevata – come a Mosciano (23%), Travalle (40%) e Scopeti (43%) – il satellite era già tramontato ore prima dell’azione omicidiaria.

Le condizioni ambientali mostrano una ricorrenza di situazioni prive di luce lunare diretta, elemento già evidenziato nelle analisi precedenti e compatibile con condizioni di visibilità ridotta.

Si legga

La revisione dei dati astronomici non mostra una regola uniforme secondo la quale la Luna fosse già tramontata in tutti i duplici omicidi. A Castelletti di Signa, Rabatta, Travalle e Baccaiano il satellite era sotto l’orizzonte per tutta la fascia considerata; a Mosciano era invece astronomicamente sopra l’orizzonte per l’intera fascia; a Giogoli e alla Boschetta di Vicchio tramontò nel corso dell’intervallo; agli Scopeti sorse durante la fascia 00:00–01:00.

Resta tuttavia ricorrente una condizione di contributo lunare basso, molto basso o nullo, determinata, a seconda dell’episodio, dalla Luna sotto l’orizzonte, dalla ridotta percentuale di illuminazione, dalla bassa altezza sull’orizzonte o dalla possibile schermatura dell’orizzonte naturale. La sola presenza astronomica della Luna sopra l’orizzonte non equivale automaticamente a una significativa illuminazione della scena.

Le condizioni ambientali mostrano dunque una ricorrenza di situazioni caratterizzate da un contributo della luce lunare basso, molto basso o nullo, pur con differenze significative nella posizione della Luna rispetto all’orizzonte nei singoli episodi.

A seguito di un riesame dei dati astronomici impiegati nella Tabella A5, l’analisi è stata affinata considerando in modo uniforme le coordinate delle singole località, l’ora civile storica italiana, gli orari di sorgere e tramonto della Luna e la percentuale di illuminazione riferita alle fasce orarie considerate. La tabella aggiornata sostituisce la precedente impostazione basata su «Fase lunare», ΔF, ΔN, «Luna visibile» e TL con una struttura più direttamente leggibile: fase effettiva, IL nella fascia, Luna sopra l’orizzonte, evento lunare rilevante e valutazione luminosa.

Il riesame corregge in particolare la precedente ricostruzione della posizione della Luna a Mosciano, Vicchio e Scopeti e affina il dato di Giogoli; Signa, Rabatta, Travalle e Baccaiano restano invece episodi nei quali la Luna risultava sotto l’orizzonte durante l’intera fascia considerata.

Per gli Scopeti la tabella assume come riferimento la notte tra l’8 e il 9 settembre 1985, corrispondente alla datazione tradizionale. Le ipotesi alternative collocano l’episodio nelle notti tra il 6 e il 7 o tra il 7 e l’8 settembre: trattandosi di uno scarto di uno o due giorni, fase e percentuale di illuminazione lunare restano dello stesso ordine di grandezza, mentre gli orari di sorgere e tramonto variano e devono pertanto essere valutati separatamente.

Correzione n. 14 Prima edizione, luglio 2026

Pagina 337

Posizione nel volume

  • Parte: Appendice B – Collegamenti investigativi e nuove prospettive: l’ipotesi dell’Uomo del Mugello
  • Paragrafo: Paragrafo 6 – Le dichiarazioni di Paolo Cochi: videointervista del 12 luglio 2024
  • Sezione: Stato delle verifiche, DNA di Natalino e critica alla “Pista Sarda”
  • Pagina: 337
  • Tipo: Errore materiale / precisazione identificativa

Nel volume si legge

Lo stesso dato sarebbe stato confermato anche dal figlio della donna.

Si legga

Lo stesso dato sarebbe stato confermato anche da Roberto Vinci, figlio di Salvatore.

La correzione precisa l’identificazione della persona indicata nel passaggio richiamato.