Mostro di Firenze · Scopeti 1985

Scopeti 1985: Nadine Mauriot, Jean-Michel Kraveichvili e il Mostro di Firenze

Il duplice omicidio dei due turisti francesi, la controversia sulla data del delitto, i nove bossoli, la dinamica dell'aggressione, le testimonianze e la busta inviata al magistrato Silvia Della Monica.

A cura di Alessandro Fantini · 22 ottobre 2026 · Tempo di lettura: circa 25 minuti

In sintesi

Nel settembre 1985, Nadine Mauriot, trentasei anni, e Jean-Michel Kraveichvili, venticinque, cittadini francesi in viaggio in Italia, furono assassinati mentre si trovavano accampati in località Scopeti, nel comune di San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze.

I loro corpi furono scoperti nel primo pomeriggio di lunedì 9 settembre. La ricostruzione giudiziaria collocò l'aggressione nella sera di domenica 8 settembre, ma la data effettiva è stata oggetto di controversie fin dagli accertamenti medico-legali dell'epoca, ulteriormente alimentate dalle successive analisi entomologiche.

Il duplice omicidio costituisce l'ottavo e ultimo episodio della serie attribuita al Mostro di Firenze, collegato ai precedenti dall'impiego della medesima pistola Beretta calibro .22 Long Rifle.

L'aggressione presenta alcune caratteristiche particolari. Le vittime si trovavano in una tenda da campeggio anziché all'interno di un autoveicolo. Kraveichvili, raggiunto da colpi di pistola non mortali, riuscì ad allontanarsi ma fu poi ucciso con un'arma bianca. Sul corpo di Mauriot, assassinata con colpi d'arma da fuoco, vennero praticate l'escissione della regione pubica e l'asportazione della mammella sinistra, come già accaduto a Pia Rontini nel delitto di Vicchio del luglio 1984.

Un ulteriore episodio distingue Scopeti dagli altri delitti della serie: il 10 settembre 1985 giunse alla Procura della Repubblica di Firenze una busta indirizzata al magistrato Silvia Della Monica, contenente un frammento di tessuto mammario riconducibile a Nadine Mauriot.

Scopeti e la località Salve Regina

Il luogo del duplice omicidio si trova nella campagna a sud di Firenze, lungo via degli Scopeti, la strada che collega la via Cassia alla zona di Sant'Andrea in Percussina.

Il rapporto giudiziario preliminare redatto dal tenente colonnello dei Carabinieri Nunziato Torrisi il 14 settembre 1985 identifica la località come Salve Regina, contrada Scopeti, nei pressi del civico 124.

La tenda e la Volkswagen Golf bianca sulla scena del duplice omicidio degli Scopeti nel settembre 1985, con i contrassegni dei rilievi
Scopeti, settembre 1985. La tenda di Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili, la Volkswagen Golf bianca e i contrassegni utilizzati durante i rilievi sulla scena del duplice omicidio. Immagine d'archivio riprodotta a fini di critica, analisi e documentazione storica.

La scena si trovava in una radura sopraelevata rispetto alla strada comunale, raggiungibile attraverso una strada sterrata in leggera salita. Secondo la perizia medico-legale e criminologica redatta da Francesco De Fazio, Salvatore Luberto, Ivan Galliani, Giovanni Pierini e Giovanni Beduschi nel 1985, la strada era lunga circa cinquanta metri e larga sei, con filari di cipressi ai lati. Il dislivello rispetto alla strada sottostante era di circa 3,35 metri.

La radura era delimitata da alberi e cespugli. Nella parte destra si apriva un secondo spazio, più piccolo e parzialmente circondato dalla vegetazione, dove venne ritrovato il corpo della vittima maschile.

Nonostante la presenza di alberi e arbusti, il luogo non era completamente nascosto alla vista. Il rapporto Torrisi descrive infatti la radura come visibile dalla strada sottostante, circostanza che trova riscontro in alcune testimonianze di automobilisti che riferirono di avere notato tende, veicoli e persone nell'area.

La posizione offriva una certa riservatezza a chi vi si accampava, ma era accessibile e conosciuta. Nelle dichiarazioni raccolte dopo il delitto viene descritta come una zona frequentata anche da coppie appartate e persone che vi sostavano per osservare gli altri frequentatori.

Schizzo planimetrico e prospettico del luogo del delitto degli Scopeti, con distanze e dislivelli fra la strada e la radura
Scopeti, 1985. Schizzo planimetrico e prospettico del luogo del duplice omicidio, con l'indicazione delle distanze, delle altezze e dei dislivelli fra via degli Scopeti, la radura in cui era collocata la tenda delle vittime e gli spiazzi adiacenti. Il documento reca il timbro della Questura. Facsimile.

Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili: il viaggio in Italia

Nadine Jeanine Gisele Mauriot era nata a Delle, in Francia, il 16 marzo 1949. Aveva trentasei anni ed era titolare di un negozio di calzature a Montbéliard. Era separata dal marito, Athos Lanciotti, dal quale aveva avuto due figlie.

Il suo compagno, Jean-Michel Kraveichvili, era nato a Montbéliard il 6 marzo 1960 e aveva venticinque anni. Risiedeva ad Audincourt ed era un musicista. Secondo quanto riferito agli investigatori dal fratello Serge, i due convivevano.

Verso la fine di agosto del 1985, Nadine e Jean-Michel avevano intrapreso insieme un viaggio in Italia, della durata prevista di circa una settimana. Il soggiorno aveva anche una finalità professionale: Nadine intendeva visitare la mostra-mercato della calzatura che si teneva a Bologna, per la sua attività commerciale.

Dopo il ritrovamento dei corpi, gli investigatori recuperarono nell'automobile e fra gli oggetti personali della coppia documenti, appunti e annotazioni che permisero di ricostruire parte degli spostamenti compiuti nei giorni 5 e 6 settembre.

Da questi materiali emersero riferimenti a Bologna, Forte dei Marmi e Pisa.

Non fu invece possibile ricostruire con altrettanta precisione quando i due avessero raggiunto la piazzola degli Scopeti e quanto tempo vi fossero rimasti.

Il 10 settembre, giunto a Firenze, Serge Kraveichvili riconobbe i corpi del fratello e della sua compagna presso l'Istituto di Medicina Legale.

Gli ultimi avvistamenti della coppia

La ricostruzione degli ultimi giorni di Nadine e Jean-Michel presenta diverse difficoltà. Le testimonianze raccolte nel settembre 1985 non coincidono sempre sulla presenza della tenda e dell'automobile nella radura.

Umberto Nencetti dichiarò che la mattina di venerdì 6 settembre, intorno alle 7:30, aveva osservato una tenda e un'automobile bianca, vicino alle quali si trovava una donna. Il mattino successivo riferì di aver notato nuovamente la tenda e il veicolo.

Una dichiarazione diversa fu resa da Florio Bresci, che frequentava per lavoro un podere nei pressi della piazzola. Bresci riferì di non avere notato né una tenda né un'automobile bianca durante i suoi passaggi del 6 e del 7 settembre.

Antonio Berti dichiarò invece di avere visto, nel pomeriggio di venerdì 6, un uomo e una donna intenti a montare una tenda nella radura.

Un'ulteriore testimonianza proviene da Mario Puccioni, gestore di un negozio di alimentari a Sant'Andrea in Percussina. L'uomo riferì che, intorno alle 18 del 6 settembre, una donna somigliante a Nadine Mauriot era entrata nel suo esercizio e aveva acquistato un grappolo d'uva. L'identificazione si fondò sulla somiglianza con le fotografie della vittima.

Una delle osservazioni più rilevanti risale al pomeriggio di domenica 8 settembre.

Sabrina Carmignani e Mauro Galli dichiararono che, fra le 17 e le 17:30, si erano fermati nella piazzola per consumare alcuni panini. Vi trovarono una tenda grigia e una Volkswagen Golf bianca, ma non videro gli occupanti.

Pensando che stessero riposando, si spostarono di qualche metro per non disturbarli e rimasero sul posto per circa mezz'ora. Durante la sosta notarono anche l'arrivo di un'automobile che descrissero come simile a una Fiat Regata, con il solo conducente a bordo.

La loro dichiarazione documenta la presenza della tenda e della Golf nel pomeriggio dell'8 settembre, ma non dimostra ovviamente che Nadine e Jean-Michel fossero ancora vivi in quel momento.

Quest'ultima distinzione assume particolare rilievo alla luce della successiva controversia sulla data del delitto.

La scoperta dei corpi: lunedì 9 settembre 1985

Nel primo pomeriggio di lunedì 9 settembre, Luca Santucci, diciottenne della zona, si recò nella campagna degli Scopeti per cercare funghi.

Secondo il rapporto Torrisi, mentre percorreva un viottolo sentì un intenso ronzio di mosche provenire da un cespuglio. Avvicinandosi, scoprì il corpo senza vita di un uomo.

Sconvolto, Santucci tornò immediatamente a casa e raccontò quanto aveva visto ai familiari, che avvisarono la Stazione dei Carabinieri di San Casciano in Val di Pesa.

Il maresciallo Vincenzo Lodato, comandante della Stazione, raggiunse il luogo indicato e verificò la segnalazione. Durante una prima ispezione della radura individuò anche il corpo di una donna all'interno della tenda.

Alle 14:30 del 9 settembre 1985, Lodato comunicò il ritrovamento alla Centrale operativa.

Il corpo dell'uomo si trovava fra i cespugli, nella parte destra della radura, con la testa rivolta verso lo spiazzo e le gambe appoggiate alla vegetazione. Quello della donna era disteso su un materassino all'interno della tenda.

Nelle vicinanze era parcheggiata la Volkswagen Golf bianca della coppia, con le portiere chiuse a chiave. Nell'abitacolo furono trovati bagagli, indumenti e documenti, oltre a un seggiolino per bambini.

La disposizione delle due vittime indusse gli investigatori a considerare la possibilità che l'autore del delitto avesse cercato di ritardarne il ritrovamento.

Nel caso di Kraveichvili, la collocazione fra gli arbusti e la presenza di recipienti di vernice abbandonati rendevano il corpo meno visibile. Santucci, in successive interviste, ricordò che il cadavere era in parte coperto da coperchi appartenenti a quei recipienti.

La tenda, la Volkswagen Golf e i primi rilievi

La tenda della coppia era un modello canadese biposto, con copertura esterna impermeabile di colore grigio-argento, alta circa un metro e quaranta.

Secondo i rilievi medico-legali, si trovava a circa un metro e mezzo davanti alla Volkswagen Golf. L'apertura principale era rivolta verso il viottolo di accesso, mentre il lato opposto guardava verso l'automobile.

Sul retro della copertura esterna era presente un lungo taglio, di circa quaranta centimetri. Furono osservate anche perforazioni riconducibili al passaggio di proiettili.

All'interno si trovavano un materassino, due cuscini e una coperta. La distribuzione delle tracce ematiche, insieme alle lesioni delle vittime e ai danni riscontrati sulla struttura, contribuì alle successive ricostruzioni della successione degli spari e dei movimenti dell'aggressore.

Schizzo planimetrico della scena del delitto degli Scopeti, con tenda, Volkswagen Golf, posizioni delle vittime e chiazze di sangue
Scopeti, 1985. Schizzo planimetrico della scena del duplice omicidio, con la posizione della tenda, della Volkswagen Golf, dei corpi di Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili e delle chiazze di sangue rilevate durante il sopralluogo. Sono indicate anche alcune distanze fra i principali punti di riferimento. Il documento reca il timbro della Questura. Facsimile.

Il rapporto Torrisi documenta che, dopo il riconoscimento della natura delittuosa dell'accaduto, la zona fu delimitata per preservare le tracce e via degli Scopeti venne temporaneamente chiusa al traffico.

Furono avvisati il sostituto procuratore Paolo Canessa, il medico legale Mauro Maurri, gli investigatori della Squadra Mobile e il personale della Polizia scientifica.

L'intervento seguiva le disposizioni concordate in una riunione investigativa del 17 aprile 1985, quando era già stata prevista una procedura operativa da applicare nell'eventualità di un nuovo delitto attribuibile al Mostro di Firenze.

La documentazione successiva ha sollevato alcune questioni sulle modalità dei rilievi: la delimitazione iniziale dell'area, la manipolazione della tenda durante gli accertamenti, l'osservazione dei fenomeni cadaverici e la rappresentazione grafica della scena.

Questi aspetti sono stati esaminati criticamente anche dall'avvocato Vieri Adriani in un contributo del 2025. Le osservazioni riguardano possibili limiti metodologici del sopralluogo e richiedono di distinguere le operazioni documentate dalle valutazioni retrospettive sulla loro correttezza.

Un dato resta particolarmente rilevante: non tutti i reperti balistici furono individuati durante il primo sopralluogo.

I nove bossoli e il collegamento balistico con gli altri delitti

Il 9 settembre 1985 furono repertati tre bossoli di cartucce calibro .22 Long Rifle.

La mattina successiva, durante un nuovo controllo della piazzola condotto anche con l'impiego di un metal detector, gli investigatori ne individuarono altri sei.

Il totale dei bossoli recuperati fu dunque di nove.

Si trattava di cartucce Winchester contrassegnate sul fondello dalla lettera «H», analoghe per marca e calibro a quelle già rinvenute sulle scene dei precedenti duplici omicidi.

Come negli altri episodi della serie, il collegamento balistico non deriva dalla sola presenza del marchio «H», che contraddistingueva un tipo di munizionamento commercializzato dalla Winchester, ma dalle comparazioni delle impronte lasciate dall'arma sui bossoli e sui proiettili.

Gli accertamenti ricondussero i reperti alla medesima pistola Beretta calibro .22 Long Rifle della serie 70 utilizzata nei delitti precedenti.

La pistola non è mai stata ritrovata e il modello esatto, all'interno della famiglia Beretta serie 70, non è stato stabilito definitivamente.

I nove spari e le difficoltà della ricostruzione

La distribuzione dei bossoli, concentrati prevalentemente davanti alla tenda e lungo uno dei suoi lati, ha costituito uno dei principali elementi utilizzati per ricostruire l'aggressione.

La perizia De Fazio del 1985 confrontò i nove bossoli recuperati con le lesioni riscontrate sulle vittime. I periti ricostruirono sette colpi attraverso le ferite: tre su Jean-Michel, tre su Nadine e uno che aveva interessato le dita della mano di Jean-Michel. Rimanevano così due spari senza un corrispondente colpo documentato sui corpi.

Un secondo conteggio riguarda i proiettili materialmente recuperati: due dal corpo di Jean-Michel e uno da quello di Nadine, per un totale di tre. Gli altri sei non furono recuperati nei cadaveri.

La stessa perizia prese in considerazione l'eventualità che l'aggressore avesse esaurito i proiettili disponibili nel caricatore e che questa circostanza avesse influito sulla successiva aggressione con il coltello.

Le lesioni e la possibile dinamica dell'aggressione

La ricostruzione della dinamica si basa principalmente sui rilievi effettuati sulla scena e sugli accertamenti medico-legali condotti da Mauro Maurri, Aurelio Bonelli e Antonio Cafaro, confrontati con la perizia criminalistica e criminologica redatta da Francesco De Fazio e collaboratori nel novembre 1985.

Jean-Michel Kraveichvili: la fuga e l'aggressione con il coltello

Jean-Michel Kraveichvili presentava diverse ferite da arma da fuoco, localizzate al volto e agli arti superiori.

Secondo la relazione medico-legale, nessuna di queste lesioni risultò direttamente mortale.

Il giovane era stato inoltre colpito ripetutamente con un'arma da punta e taglio. Le ferite interessavano gli arti superiori, il tronco, la regione cervicale e l'addome.

Quattro ferite penetranti al torace avevano provocato gravi lesioni polmonari, con un'emorragia di entità mortale. Altre lesioni, in particolare al collo e all'addome, furono considerate concausali.

Gli accertamenti permisero quindi di attribuire la morte alle ferite prodotte dall'arma bianca.

La collocazione del corpo, distante dalla tenda, e la distribuzione delle lesioni sono compatibili con un tentativo di fuga.

Secondo la ricostruzione De Fazio, il giovane sarebbe riuscito a uscire dalla tenda dopo l'inizio dell'aggressione e ad allontanarsi verso la vegetazione. L'omicida lo avrebbe raggiunto e colpito con il coltello.

Non ogni passaggio di questa sequenza può però essere stabilito con certezza. Rimangono problemi relativi alla posizione assunta dalla vittima durante gli spari, alla successione delle ferite e al punto esatto in cui ebbe luogo la fase conclusiva dell'aggressione.

Il dato medico-legale più rilevante è che Kraveichvili, pur essendo stato raggiunto da proiettili, morì per le ferite da arma bianca.

In questo senso il delitto degli Scopeti presenta un'analogia con quello delle Fontanine di Rabatta del 1974, dove Stefania Pettini era stata uccisa con il coltello dopo essere stata ferita con la pistola.

Negli altri episodi della serie, l'impiego dell'arma bianca non aveva avuto la stessa funzione direttamente letale nei confronti delle vittime maschili.

Nadine Mauriot: le lesioni da arma da fuoco e le escissioni

Nadine Mauriot fu raggiunta da diversi proiettili mentre si trovava nella tenda.

La relazione medico-legale attribuì la morte a una grave lesione cranio-encefalica provocata da un colpo d'arma da fuoco.

Sul corpo fu riscontrata anche una ferita da arma bianca nella regione laterale sinistra del collo, giudicata non determinante per il decesso.

Dopo la morte vennero praticate l'escissione della regione pubica e l'asportazione della mammella sinistra.

La stessa duplice escissione era stata riscontrata sul corpo di Pia Rontini nel luglio 1984. Nei precedenti omicidi di Mosciano e Calenzano del 1981, invece, era stata praticata soltanto l'escissione pubica.

Gli accertamenti peritali esaminarono le caratteristiche dei tagli, i margini delle asportazioni e le analogie con gli episodi precedenti, nel tentativo di ricavare indicazioni sull'arma utilizzata e sulle modalità operative dell'autore.

Il confronto confermò la presenza di comportamenti ricorrenti nella serie, pur senza consentire di ricostruire con certezza ogni gesto compiuto durante l'aggressione.

La data del duplice omicidio: 6, 7 oppure 8 settembre?

La data effettiva dell'aggressione è uno degli aspetti più discussi del delitto degli Scopeti.

La scoperta dei corpi avvenne lunedì 9 settembre 1985, ma la morte delle vittime era precedente.

La ricostruzione giudiziaria collocò l'aggressione nella sera di domenica 8 settembre. Questa collocazione temporale avrebbe assunto particolare rilievo nei procedimenti giudiziari successivi, soprattutto per il confronto con le dichiarazioni di Giancarlo Lotti e Fernando Pucci.

Le difficoltà di datazione, però, non sono emerse soltanto molti anni dopo il delitto.

Le valutazioni medico-legali originarie

La relazione medico-legale Maurri–Bonelli–Cafaro esaminò diversi indicatori utilizzati per stimare l'epoca della morte: la rigidità cadaverica, le ipostasi, la decomposizione, il contenuto gastrico e le differenti condizioni ambientali nelle quali erano rimasti i due corpi.

I periti rilevarono una decomposizione più avanzata nel cadavere femminile rispetto a quello maschile.

Attribuirono questa differenza soprattutto alle condizioni della tenda, esposta al sole e soggetta a un consistente aumento della temperatura interna, mentre il corpo dell'uomo si trovava all'aperto, in una zona più riparata.

La relazione prese in considerazione sia la notte fra sabato 7 e domenica 8 settembre sia quella successiva, fra domenica 8 e lunedì 9.

Nelle conclusioni, i periti privilegiarono la seconda ipotesi, stimando che al primo sopralluogo fossero trascorse circa sedici-diciotto ore dal decesso.

La perizia criminalistica De Fazio, Galliani, Luberto, Pierini e Beduschi del novembre 1985 riportò invece come collocabile l'epoca della morte nella notte fra il 7 e l'8 settembre.

Già gli elaborati tecnici dell'epoca presentavano dunque una divergenza.

Le larve cadaveriche e le successive analisi entomologiche

Uno degli elementi che hanno alimentato la controversia è la presenza di uova e larve di insetti sui corpi delle vittime.

La documentazione medico-legale del 1985 registra osservazioni sulla presenza della fauna cadaverica, sul suo sviluppo e sulle condizioni differenti dei due corpi.

Negli anni successivi, l'argomento è stato riesaminato con metodi propri dell'entomologia forense, disciplina che utilizza lo sviluppo degli insetti colonizzatori dei cadaveri per fornire indicazioni sull'intervallo trascorso dalla morte.

Alcune consulenze hanno proposto una retrodatazione dell'aggressione alla sera di venerdì 6 settembre, o comunque a una notte precedente rispetto a quella adottata dalla ricostruzione giudiziaria.

Le valutazioni si sono basate anche sulle fotografie scattate durante gli accertamenti del 1985 e sull'analisi dei tempi di sviluppo degli insetti, tenendo conto delle condizioni ambientali.

La questione presenta però diversi problemi metodologici.

L'identificazione della specie attraverso fotografie storiche non offre necessariamente lo stesso grado di certezza dell'esame diretto di campioni conservati. Anche la stima delle temperature effettive all'interno della tenda e il momento della prima colonizzazione dei corpi richiedono assunzioni che devono essere esplicitate.

Per questo motivo la retrodatazione è stata oggetto di discussione scientifica e giudiziaria, senza essere definitivamente acquisita.

Le conseguenze sulla ricostruzione giudiziaria

Una diversa collocazione temporale del delitto avrebbe conseguenze anche sulla valutazione delle testimonianze utilizzate nei processi ai cosiddetti Compagni di Merende.

Giancarlo Lotti collocò l'aggressione nella sera di domenica 8 settembre 1985, indicando la partecipazione di Pietro Pacciani e Mario Vanni. La ricostruzione giudiziaria valorizzò anche le dichiarazioni di Fernando Pucci.

Se fosse dimostrato che il duplice omicidio era già stato commesso nella notte fra il 6 e il 7 settembre, le dichiarazioni relative a un'aggressione avvenuta nella domenica successiva presenterebbero un'incompatibilità cronologica.

La questione ha costituito uno degli argomenti utilizzati per chiedere la revisione della condanna definitiva di Mario Vanni.

L'ipotesi di retrodatazione, tuttavia, non ha finora superato il vaglio giudiziario necessario a riaprire il processo.

Gli avvistamenti nei dintorni degli Scopeti

Il rapporto giudiziario Torrisi del 14 settembre 1985 raccoglie numerose dichiarazioni relative alla presenza di persone e veicoli nei dintorni della radura.

Alcuni testimoni descrissero automobili ferme lungo via degli Scopeti; altri riferirono di aver osservato persone sconosciute oppure di aver udito rumori nelle ore serali e notturne.

Si tratta di un insieme eterogeneo di segnalazioni, raccolte in un periodo in cui l'intera provincia di Firenze era particolarmente allarmata dai delitti attribuiti al Mostro.

Le automobili segnalate l'8 e il 9 settembre

Salvatore Suppa dichiarò che la sera di domenica 8 settembre, intorno alle 22, aveva osservato una Renault 4 beige o color nocciola ferma lungo via degli Scopeti, a qualche centinaio di metri dalla radura.

A bordo vi era un uomo che il testimone descrisse come apparentemente quarantenne, di corporatura normale e con capelli scuri.

Sulla base della descrizione fornita da Suppa fu realizzato e diffuso un fotofit dell’uomo visto a bordo della Renault 4. Il rapporto Torrisi del 14 settembre 1985 lo indica come allegato n. 53, precisando che venne immediatamente trasmesso ai comandi dei Carabinieri della provincia di Firenze per le ricerche. L’immagine non è presente nella trascrizione del rapporto disponibile nell’archivio del sito, che non comprende gli allegati. Si tratta di un elaborato distinto da quello successivamente realizzato sulla base delle dichiarazioni di Giovanni Uras, riprodotto più avanti in questa pagina.

Un'automobile Renault 4 beige era stata notata anche da Paolo Pecci nella mattina della stessa domenica, in una zona vicina. Non è però documentato che si trattasse necessariamente della medesima vettura.

James R. Taylor riferì invece di aver osservato, fra le 00:15 e le 00:45 del 9 settembre, una Fiat 131 color argento parcheggiata lungo la carreggiata nei pressi della scena.

Le dichiarazioni registrano la presenza di veicoli in diverse fasce orarie, ma nessuna di esse dimostra che il conducente o gli occupanti fossero coinvolti nel delitto.

I rumori uditi durante la notte

Petra Weber dichiarò che, verso la mezzanotte fra l'8 e il 9 settembre, mentre si trovava all'esterno dell'abitazione del fidanzato, aveva udito un rumore tenue provenire dalla direzione degli Scopeti.

La testimone lo paragonò al rumore prodotto dall'apertura di una bottiglia. La madre, presente, lo interpretò invece come uno sparo.

La dichiarazione assume interesse perché riguarda la notte individuata dalla ricostruzione giudiziaria, ma non permette di stabilire che il rumore provenisse effettivamente dalla piazzola o fosse stato prodotto dall'arma del delitto.

Giovanni Uras e il photofit del 16 settembre

Il 16 settembre 1985 venne ascoltato Giovanni Uras, che riferì di avere osservato uno sconosciuto nei dintorni della zona degli Scopeti il pomeriggio di venerdì 6 settembre, fra le 18 e le 18:30.

Anche sulla base delle dichiarazioni di Uras fu realizzato un photofit, distinto da quello riferito all’avvistamento di Suppa. La sua esistenza è documentata dal rapporto giudiziario del 17 ottobre 1985.

Il documento è stato successivamente richiamato in alcune ricostruzioni relative alla cosiddetta pista dell'Uomo del Mugello o Rosso del Mugello, anche in relazione agli avvistamenti raccolti dopo il duplice omicidio di Vicchio del 1984.

La testimonianza di Giuseppe Bevilacqua

Un ulteriore elemento entrò nelle indagini diversi anni dopo.

Nel luglio 1992 Giuseppe Bevilacqua, che aveva frequentato la zona degli Scopeti, rese dichiarazioni relative agli spostamenti della coppia francese e alla presenza di un uomo sconosciuto nei giorni precedenti il delitto.

Le sue indicazioni furono utilizzate anche nel procedimento contro Pietro Pacciani.

La busta inviata a Silvia Della Monica

Il 10 settembre 1985, il giorno successivo alla scoperta dei corpi, giunse presso gli uffici della Procura della Repubblica di Firenze una busta indirizzata al magistrato Silvia Della Monica.

L'indirizzo era stato composto incollando sulla busta lettere ritagliate da materiale stampato.

Fra le sue particolarità figurava l'errore nella parola «Repubblica», scritta con una sola b.

All'interno si trovava un piccolo frammento di tessuto umano, avvolto in materiale protettivo e racchiuso in un foglio di carta ripiegato.

Gli accertamenti biologici e istologici indicarono che il frammento era compatibile con tessuto mammario umano e presentava caratteristiche corrispondenti a quelle della mammella sinistra di Nadine Mauriot.

La provenienza del materiale e la cronologia dell'invio portarono ad attribuire la spedizione all'autore del duplice omicidio con un grado di certezza assai elevato.

La spedizione da San Piero a Sieve

La busta recava un francobollo da 450 lire, raffigurante il Castello di Bosa, e un annullo postale datato 9 settembre 1985.

Le indagini stabilirono che era stata impostata a San Piero a Sieve, nel Mugello.

Gli accertamenti sul servizio postale permisero di restringere la finestra temporale: le cassette individuate come più probabili erano state svuotate anche sabato 7 settembre e la raccolta successiva era avvenuta nella mattinata di lunedì 9.

La lettera doveva dunque essere stata impostata dopo la raccolta del sabato e prima di quella del lunedì mattina.

Un rapporto giudiziario del 17 ottobre 1985 collocò più precisamente l'impostazione nella notte fra domenica 8 e lunedì 9 settembre, ma questa determinazione appartiene alla ricostruzione investigativa e non deriva automaticamente dal solo annullo postale.

Un elemento cronologico appare comunque documentato: la busta entrò nel circuito postale prima che il duplice omicidio fosse scoperto e diventasse di pubblico dominio.

La circostanza contribuisce a rendere particolarmente solida l'attribuzione dell'invio a chi aveva avuto accesso al corpo della vittima.

Perché proprio Silvia Della Monica?

Silvia Della Monica si era occupata delle indagini sui delitti del Mostro di Firenze negli anni precedenti, fino a lasciare la conduzione diretta dell'inchiesta.

Era stata l'unica donna magistrato a seguire quella fase delle indagini.

Nel 1982, dopo il duplice omicidio di Baccaiano, aveva partecipato a un'iniziativa investigativa basata sulla diffusione della falsa notizia secondo cui Paolo Mainardi, prima di morire, sarebbe riuscito a parlare.

In una successiva intervista rilasciata a La Nazione nell'ottobre 2025, Della Monica ha ricordato quell'episodio, senza tuttavia attribuire una spiegazione definitiva alla scelta di indirizzare proprio a lei il reperto anatomico.

La busta è stata interpretata da investigatori e periti come un gesto di sfida nei confronti della magistratura.

Nella perizia De Fazio del novembre 1985, l'invio viene esaminato anche come possibile manifestazione di una nuova modalità comunicativa dell'autore, che fino a quel momento aveva lasciato soprattutto sulle scene dei delitti gli elementi attraverso i quali venivano riconosciute le caratteristiche della serie.

Rimane però impossibile stabilire con certezza se il destinatario fosse stato scelto per il suo precedente lavoro investigativo, per il suo genere, per il ruolo avuto nella vicenda di Baccaiano o per altre ragioni.

Le altre comunicazioni successive al delitto

Nelle settimane successive agli Scopeti, furono registrati altri episodi che gli investigatori e la stampa considerarono potenzialmente collegati al Mostro di Firenze.

Furono rinvenute cartucce calibro .22 in luoghi diversi, fra i quali il parcheggio dell'ospedale di Ponte a Niccheri e una cassetta postale di San Piero a Sieve.

Nel mese di ottobre giunsero inoltre comunicazioni anonime indirizzate ai magistrati impegnati nelle indagini, tra i quali Paolo Canessa, Francesco Fleury e Pier Luigi Vigna.

Alcune di queste missive contenevano cartucce, materiale riconducibile a guanti chirurgici e riproduzioni di articoli di giornale accompagnate da messaggi dattiloscritti.

Tali comunicazioni furono oggetto di successivi accertamenti, anche di natura biologica.

La loro attribuzione all'autore del duplice omicidio degli Scopeti non presenta però lo stesso grado di certezza della busta contenente il frammento anatomico.

È quindi necessario distinguere l'invio a Silvia Della Monica dalle altre comunicazioni, che possono avere avuto origini e finalità differenti.

Il capitolo Il silenzio dopo la sfida di Mostro di Firenze: l'errore di Rabatta esamina più estesamente queste comunicazioni e le possibili interpretazioni della loro successione.

Le indagini dopo Scopeti

Nel settembre 1985 l'esistenza di una serie di duplici omicidi collegati dall'impiego della stessa pistola era ormai da tempo acquisita sul piano investigativo.

Il rinvenimento dei reperti balistici agli Scopeti confermò che l'arma continuava a essere utilizzata.

Le forze dell'ordine avviarono controlli su persone già note agli investigatori, verificarono dichiarazioni e alibi, eseguirono perquisizioni e raccolsero ulteriori testimonianze nella zona.

Una parte delle verifiche riguardò ancora soggetti già coinvolti nella cosiddetta pista sarda, sviluppatasi dopo che nel 1982 anche il delitto di Signa del 1968 era stato collegato balisticamente agli episodi successivi.

Sul piano tecnico furono commissionati nuovi accertamenti medico-legali, balistici e criminalistici.

Nel novembre 1985 venne depositata la perizia De Fazio e collaboratori dedicata all'ottavo duplice omicidio, che riprese il confronto con gli episodi precedenti.

La perizia del dicembre 1984, redatta da De Fazio, Galliani e Luberto, aveva infatti esaminato soltanto i primi sette duplici omicidi, fino a quello di Vicchio.

Scopeti richiese quindi un approfondimento autonomo, sia per la diversa configurazione della scena sia per la particolare dinamica dell'aggressione e per la comunicazione indirizzata al magistrato Della Monica.

Gli esiti giudiziari: Pietro Pacciani e i Compagni di Merende

Il duplice omicidio degli Scopeti fu uno dei sette episodi per i quali Pietro Pacciani venne condannato in primo grado dalla Corte d'Assise di Firenze il 1° novembre 1994.

Il 13 febbraio 1996 la Corte d'Assise d'Appello lo assolse.

La sentenza di assoluzione fu successivamente annullata dalla Corte di cassazione il 12 dicembre 1996, con rinvio a un nuovo giudizio d'appello.

Pacciani morì il 22 febbraio 1998, prima che il procedimento potesse concludersi con una nuova decisione nel merito. Non esiste pertanto una condanna definitiva nei suoi confronti per il delitto degli Scopeti.

Nel procedimento contro i cosiddetti Compagni di Merende furono invece riconosciute le responsabilità di Mario Vanni e Giancarlo Lotti anche per il duplice omicidio Mauriot–Kraveichvili.

Le condanne divennero definitive con la sentenza della Corte di cassazione del 26 settembre 2000: ergastolo per Vanni e ventisei anni di reclusione per Lotti.

Le richieste di revisione della condanna Vanni

La controversia sulla data del duplice omicidio ebbe conseguenze anche sul piano processuale.

Una prima istanza di revisione della condanna di Mario Vanni, presentata dal suo difensore Nino Filastò, fu dichiarata inammissibile dalla Corte d'Appello di Genova il 16 ottobre 2003.

Fra gli argomenti proposti figurava già una diversa valutazione della datazione del delitto, legata anche alle acquisizioni dell'entomologia cadaverica.

Nel 2025 venne presentata una nuova richiesta di revisione nell'interesse degli eredi di Vanni, deceduto nel 2009.

L'istanza, sostenuta dagli avvocati Valter Biscotti e Antonio Mazzeo, si fondava anche su una consulenza di entomologia forense elaborata attraverso l'esame delle fotografie delle larve documentate nel 1985.

Secondo i consulenti della difesa, i risultati avrebbero permesso di anticipare di circa due giorni la data del delitto rispetto a quella adottata nel processo.

Con ordinanza del 20 giugno 2025, la Corte d’Appello di Genova dichiarò inammissibile la richiesta. La notizia della decisione venne diffusa il 28 luglio successivo.

La Corte di cassazione rigettò il ricorso con decisione del 21 gennaio 2026, depositata il 6 marzo successivo (sentenza n. 8825/2026).

Nelle motivazioni, rese note nel marzo successivo, i giudici ritennero che la nuova consulenza non fornisse elementi sufficientemente affidabili per dimostrare una diversa datazione della morte.

Secondo la Cassazione, la nuova consulenza si fondava sull’esame di fotografie del 1985, di qualità non particolarmente elevata, senza la possibilità di studiare direttamente campioni delle uova e delle larve. I giudici contestarono inoltre la ricostruzione delle temperature cui era stato esposto il corpo di Nadine: la donna era stata trovata in una tenda chiusa, dove il calore poteva accelerare la decomposizione e lo sviluppo degli insetti rispetto alle condizioni del corpo di Jean-Michel, rimasto all’aperto. Per queste ragioni la Corte non considerò la consulenza sufficientemente affidabile per giustificare la revisione della condanna.

La Corte richiamò inoltre le dichiarazioni di Lotti e Pucci e quelle di due testimoni che riferirono di aver visto la coppia fare colazione la mattina dell’8 settembre. Anche queste testimonianze, secondo i giudici, contrastavano con la retrodatazione proposta.

Il rigetto della richiesta di revisione ha lasciato ferme le condanne definitive di Mario Vanni e Giancarlo Lotti.

Il problema della datazione conserva tuttavia un interesse storico e tecnico, da distinguere dall'esito delle decisioni giudiziarie.

Scopeti nella sequenza degli otto duplici omicidi

Il delitto degli Scopeti conclude la serie degli otto duplici omicidi attribuiti al Mostro di Firenze.

Come negli episodi precedenti, il collegamento balistico riguarda l'impiego della stessa pistola calibro .22 Long Rifle.

La scena presenta però differenze rispetto alla maggior parte dei casi: le vittime si trovavano in una tenda da campeggio, l'uomo cercò di allontanarsi e fu ucciso con il coltello, mentre la donna subì le due escissioni già riscontrate a Vicchio nel 1984.

La successiva spedizione del frammento anatomico a Silvia Della Monica costituisce inoltre una comunicazione direttamente collegabile all'omicidio.

Questi elementi indussero i periti del 1985 a interrogarsi sulla possibilità che l'autore avesse modificato alcune modalità operative, anche in relazione alla crescente attività di controllo delle forze dell'ordine e agli inviti pubblici alla prudenza rivolti alle coppie.

Dopo il settembre 1985 non sono stati riconosciuti ulteriori duplici omicidi appartenenti alla medesima serie balistica.

Le ragioni dell'interruzione restano sconosciute.

Cosa sappiamo e cosa rimane controverso

Dati documentati

La documentazione permette di stabilire con certezza la data del rinvenimento dei corpi, il luogo della scoperta e le caratteristiche generali della scena.

Sono documentati il rinvenimento complessivo di nove bossoli, il collegamento balistico con gli episodi precedenti, le principali lesioni delle vittime e le cause di morte individuate negli accertamenti medico-legali.

Risultano inoltre accertate le escissioni praticate su Nadine Mauriot e la spedizione al magistrato Silvia Della Monica di un frammento di tessuto mammario riconducibile a Nadine Mauriot

Questioni controverse

La ricostruzione presenta invece margini di incertezza sulla data effettiva dell'aggressione, sulla successione dei colpi d'arma da fuoco, sui movimenti delle vittime e dell'aggressore, sull'eventuale occultamento deliberato dei corpi e sul significato delle testimonianze relative a persone e veicoli osservati nei dintorni.

La controversia sulla data del delitto ha avuto un percorso giudiziario autonomo, conclusosi, per le richieste di revisione finora esaminate, senza modifiche delle condanne definitive.

Resta infine aperta la questione del significato dell'invio a Silvia Della Monica e del rapporto fra quella spedizione e le altre comunicazioni anonime ricevute dagli investigatori.

Per un esame esteso della successione di questi episodi e delle possibili interpretazioni del comportamento dell'omicida, il capitolo Il silenzio dopo la sfida di Mostro di Firenze: l'errore di Rabatta sviluppa un confronto documentale e interpretativo che coinvolge anche altri delitti della serie.

Nota editoriale

Questa ricostruzione utilizza il rapporto giudiziario preliminare del tenente colonnello Nunziato Torrisi del 14 settembre 1985, la documentazione medico-legale Maurri–Bonelli–Cafaro, la perizia criminalistica e criminologica De Fazio e collaboratori del novembre 1985, le testimonianze raccolte durante le indagini e le successive decisioni giudiziarie.

Per gli sviluppi relativi alla controversia cronologica vengono considerate anche le istanze di revisione della condanna di Mario Vanni e i provvedimenti giudiziari intervenuti fino al 2026.

Le valutazioni tecniche originarie sono mantenute distinte dalle successive consulenze e dalle dichiarazioni testimoniali. Le ricostruzioni alternative vengono riportate indicando le questioni documentarie dalle quali derivano, senza attribuire loro un grado di certezza superiore a quello consentito dalle fonti disponibili.

Il volume Mostro di Firenze: l'errore di Rabatta, pubblicato da Nua Edizioni nel luglio 2026, contiene ulteriori approfondimenti comparativi, una discussione delle comunicazioni attribuite all'omicida e le appendici dedicate ad alcune piste investigative.

La documentazione già resa disponibile dall'autore è consultabile nell'archivio degli atti giudiziari e investigativi di errorerabatta.it.

Documenti principali

Gli atti consultabili permettono di confrontare le prime indagini con le ricostruzioni peritali. La documentazione medico-legale è disponibile su un archivio esterno.

La versione reperibile della documentazione autoptica non è un fascicolo completo e unitario dell'elaborato originario.