Il duplice omicidio di Stefania Pettini, diciotto anni, e Pasquale Gentilcore, diciannove, avvenne la sera del 14 settembre 1974 alle Fontanine di Rabatta, nel comune di Borgo San Lorenzo, nel Mugello.
Oggi Rabatta è considerato il secondo degli otto duplici omicidi collegati sul piano balistico alla serie del Mostro di Firenze. Nel 1974, però, fu indagato come un delitto autonomo. Il suo collegamento con la serie emerse soltanto nel 1981, dopo l'omicidio di Mosciano di Scandicci.
Rabatta occupa una posizione particolare nella vicenda del Mostro di Firenze. È il primo episodio della cronologia oggi ricostruita nel quale all'impiego dell'arma da fuoco si accompagna anche una violenza estesa con arma bianca; è inoltre il delitto dal quale prende le mosse il volume Mostro di Firenze: l’errore di Rabatta, soprattutto per ciò che accadde nelle ore successive alla scoperta della scena.
Il delitto del 14 settembre 1974
La sera di sabato 14 settembre Pasquale Gentilcore raggiunse Stefania Pettini a Pesciola di Vicchio. I due si spostarono con la Fiat 127 di Pasquale e si appartarono in una piazzola di campagna in località Fontanine di Rabatta. La documentazione consente di collocare l'aggressione nella tarda serata: la ricostruzione tecnico-balistica di Innocenzo Zuntini propose una stima intorno alle 23:30–23:45, che resta tuttavia una valutazione peritale e non un orario accertato.
Entrambi furono raggiunti da colpi di pistola calibro .22 e presentarono anche ferite da arma bianca. Pasquale Gentilcore fu ritrovato all'interno della vettura; Stefania Pettini si trovava invece all'esterno, dietro l'auto. Sul corpo della giovane vennero successivamente conteggiate 96 lesioni da arma bianca, inferte in momenti differenti rispetto alla morte. Le fonti medico-legali non coincidono in ogni dettaglio nella classificazione delle singole ferite e di quelle letali.
Rabatta visto con gli occhi del 1974
Nel settembre 1974 gli investigatori non potevano sapere che quel duplice omicidio sarebbe stato collegato, anni dopo, a una serie. Il delitto di Signa del 1968 era considerato un caso autonomo e non esisteva alcun collegamento noto fra Rabatta e un precedente episodio riconducibile alla stessa arma. Per valutare le prime indagini è quindi essenziale distinguere ciò che sappiamo oggi da ciò che era conoscibile allora.
La scoperta della scena
La mattina del 15 settembre il contadino Pietro Landi, recatosi nei campi intorno alle 7:40, notò la Fiat 127 e i corpi. Avvertì persone che abitavano nelle vicinanze e la notizia raggiunse la stazione dei Carabinieri di Borgo San Lorenzo. Il rapporto giudiziario registra la segnalazione in caserma intorno alle 7:45, mentre arrivavano anche i familiari, preoccupati perché i due giovani non erano rientrati.
La gestione iniziale della scena presenta alcuni aspetti che avrebbero assunto particolare rilievo nelle ricostruzioni successive. Le ferite da arma da fuoco non furono riconosciute immediatamente: alcune lesioni vennero inizialmente interpretate come prodotte da uno strumento appuntito. L'automobile fu quindi rimossa prima che si procedesse alla ricerca sistematica dei bossoli, rinvenuti soltanto in un secondo momento. Circa un mese più tardi la vettura venne riportata sul posto per gli accertamenti tecnico-balistici.
La posizione dei bossoli e la ricostruzione proposta da Zuntini sono rimaste oggetto di discussione. La perizia ipotizzò un possibile rimbalzo dei bossoli sulla facciata interna del vetro della portiera destra, prima della ricaduta sul lato opposto della vettura; si tratta però di una ricostruzione tecnica, non di una dinamica osservata.
Le prime indagini
Le indagini del 1974 furono dirette a chiarire un duplice omicidio che, in quel momento, non presentava collegamenti conosciuti con altri episodi. Furono raccolte testimonianze, verificate conoscenze e frequentazioni delle vittime e approfondite diverse piste locali. Il fatto che alcuni soggetti siano stati presi in considerazione dagli investigatori non costituisce, retrospettivamente, una prova di coinvolgimento nella serie del Mostro di Firenze.
Questo punto è importante anche sul piano metodologico: Rabatta deve essere letto prima nel proprio contesto storico e investigativo, e soltanto dopo alla luce delle informazioni emerse negli anni successivi.
La borsetta di Stefania Pettini e la telefonata anonima
Fra gli effetti personali di Stefania Pettini risultava inizialmente mancante la borsetta. Il rapporto giudiziario del 18 settembre 1974 documenta che, nel pomeriggio del giorno successivo al delitto, una segnalazione telefonica indirizzò i Carabinieri verso un campo di granturco lungo la strada in direzione di Sagginale.
Alle 18:30 del 15 settembre la borsetta venne rinvenuta a circa 300 metri dalla scena del crimine e a pochi metri dal ciglio stradale; al suo interno si trovava anche un pullover. Il rapporto non identifica il chiamante. Nelle deposizioni rese molti anni dopo al processo Pacciani, i militari coinvolti ricordarono il ritrovamento ma non ricostruirono in modo uniforme chi avesse ricevuto la telefonata o chi avesse materialmente individuato la borsa.
Il fatto documentato e l'ipotesi
È documentato che la borsetta non si trovava sulla scena al momento dei primi accertamenti, che fu cercata e che il suo ritrovamento fu collegato negli atti a una segnalazione telefonica. Non è invece documentata l'identità del chiamante.
Il volume, riprendendo un'ipotesi proposta da Valerio Scrivo e sottoponendola a verifica attraverso gli atti e le deposizioni disponibili, esamina la possibilità che la telefonata sia stata effettuata dall'autore del delitto e che lo spostamento della borsa avesse una funzione di depistaggio, per esempio suggerendo una falsa direzione di fuga. È questa, nel libro, l'ipotesi del possibile «errore di Rabatta». Rimane una lettura interpretativa: non una conclusione giudiziaria accertata.
Un ulteriore elemento, distinto dalla borsetta, riguarda il reggiseno di Stefania Pettini. La documentazione esaminata non consente di stabilire con sufficiente certezza dove e quando sia stato ritrovato. Per questo motivo la sua vicenda non può essere trattata con lo stesso grado di certezza documentale della borsetta e della segnalazione telefonica.
Approfondisci la telefonata anonima e la borsetta
Il collegamento con il Mostro di Firenze
Nel 1974 Rabatta rimase un delitto isolato. Il cambiamento avvenne dopo il duplice omicidio di Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi, commesso a Mosciano di Scandicci il 6 giugno 1981. Il confronto dei reperti balistici portò a riconoscere un collegamento fra Mosciano e Rabatta: a distanza di quasi sette anni era stata impiegata la stessa pistola, una Beretta della serie 70 calibro .22 Long Rifle, con caratteristiche ricorrenti anche nel munizionamento Winchester contrassegnato dalla lettera «H».
Pochi mesi dopo, il delitto di Calenzano rafforzò ulteriormente il quadro seriale. Nel 1982 il recupero e il confronto dei reperti di Castelletti di Signa del 1968 estese poi retrospettivamente la sequenza a un episodio ancora precedente.
Rabatta è quindi, insieme a Mosciano, uno dei passaggi decisivi nella scoperta della serie: non il primo delitto in ordine cronologico, ma il primo precedente che nel 1981 permise agli investigatori di comprendere che il nuovo duplice omicidio non era necessariamente un episodio isolato.
Quando il Mostro non era ancora il Mostro
Perché Rabatta è centrale nel progetto
errorerabatta.it nasce come apparato documentario del volume Mostro di Firenze: l’errore di Rabatta. Il delitto del 1974 ne costituisce il nucleo principale perché consente di osservare la vicenda prima che esistesse, per investigatori e opinione pubblica, la categoria stessa di «Mostro di Firenze».
Tornare agli atti di Rabatta significa quindi distinguere tre livelli: ciò che fu osservato e verbalizzato nel 1974; ciò che divenne comprensibile nel 1981, quando il confronto balistico collegò Rabatta a Mosciano; e le interpretazioni formulate negli anni successivi al delitto — soprattutto dopo il riconoscimento del collegamento seriale — sul significato della borsetta, della telefonata e sul possibile comportamento dell'omicida nelle ore successive al delitto.
Cosa sappiamo e cosa resta aperto
Dati documentati
- il duplice omicidio di Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore;
- l'impiego di arma da fuoco e arma bianca;
- il ritrovamento della borsetta dopo una segnalazione telefonica;
- il collegamento balistico con Mosciano riconosciuto nel 1981, che determinò l'inserimento di Rabatta nella serie del Mostro di Firenze.
Questioni non accertate
- l'identità del chiamante e ciò che sapeva;
- il significato dello spostamento della borsetta;
- le circostanze esatte del ritrovamento del reggiseno;
- la sequenza precisa di alcuni gesti sulla scena;
- eventuali rapporti personali pregressi fra l'autore e le vittime.
Documenti e materiali su Rabatta
Il sito raccoglie documenti investigativi e giudiziari, perizie, verbali testimoniali, deposizioni processuali, immagini e approfondimenti utili a ricostruire il duplice omicidio del 1974 e il modo in cui fu successivamente collegato alla serie.
Nota editoriale
Questa pagina distingue i dati ricavabili dagli atti dalle successive ricostruzioni investigative e dalle ipotesi interpretative. Il riferimento a un possibile depistaggio legato alla borsetta e alla telefonata anonima indica una linea di analisi proposta nel volume e non un fatto accertato in sede giudiziaria.